Africa: i cambiamenti climatici stanno uccidendo i baobab

Molti degli esemplari più antichi di baobab presenti nella savana stanno morendo per cause misteriose, negli ultimi anni: secondo gli scienziati la causa è nei cambiamenti climatici che stanno uccidendo gli alberi simbolo dell’Africa

Allarme per i baobab, gli alberi giganti simbolo della savana africana, che stanno morendo apparentemente senza un motivo preciso. L’allarme è stato lanciato da un team di ricercatori internazionali che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Nature Plants, dopo aver monitorato per circa dieci anni diversi esemplari di baobab al fine di rilevarne le particolarità biologiche, trovandosi invece di fronte ad un preoccupante fenomeno.

In dodici anni gli studiosi hanno studiato e mappato i sessanta esemplari più vecchi del continente africano: in questo periodo, ben 8 dei 13 alberi più antichi e 5 dei 6 più grandi sono morti, o hanno iniziato a seccarsi: un fenomeno inspiegabile perché non legato a malattie o altri pericoli, e mai verificatosi sino ad ora. Secondo gli studiosi in parte il problema potrebbe essere legato ai cambiamenti climatici, i cui effetti sono sfavorevoli per la sopravvivenza dei baobab soprattutto nella zona Sud dell’Africa. Per confermare la loro ipotesi però, serviranno ulteriori ricerche.

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I baobab sono gli alberi più grandi e longevi del gruppo delle angiosperme, e possono sopravvivere per oltre duemila anni, raggiungendo (e superando) i 25 metri di altezza e i 10 di larghezza. I ricercatori hanno iniziato la mappatura per comprendere meglio la genesi dei tronchi monoliti che caratterizzano questi giganti verdi, per la capacità di superare i 500 metri cubi di volume. Con una nuova tecnica che ha permesso lo studio degli alberi da vivi, e non dei tronchi deceduti, la ricerca ha mostrato come i tronchi dei baobab abbiano differenti processi di formazione, che vedono un singolo fusto della pianta alla nascita, capace però di combinarsi e dar vita agli enormi alberi che sono un simbolo dell’Africa.

Photo credit: Pixabay.it