Alghe tossiche in aumento, è allarme in tutta Italia

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Fonte: Flickr

C’è un nuovo pericolo sulle coste italiane: si chiama Ostreopsis ovata, ed è un’alga tossica che sta proliferando a causa del clima sempre più tropicale.

È allarme alghe tossiche nei nostri mari. Ad affermarlo è la Società Italiana di Tossicologia (Sitox), secondo la quale questa alga si sta diffondendo a macchia d’olio sulle coste italiane – soprattutto nei fondali rocciosi con acque calme e calde – e, nonostante sia nella maggior parte dei casi invisibile a occhio nudo, può intossicare.  Un incremento che si registra “da quando tropicalizzazione del clima favorisce il fiorire di alghe bentoniche che producono tossine anche alle nostre latitudini” spiegano dal Sitox.

E il pericolo è anche per l’uomo, ovviamente: c’è il rischio di “inalare queste tossine quando ci si bagna e/o ci si espone all’aerosol marino, costituito dalla miriade di goccioline d’acqua sospese in aria, generato dalle onde che si infrangono sulla riva” fanno sapere da Sitox. E dove si trovano di preciso queste alghe tossiche? Lungo le coste genovesi, tirreniche laziali, nelle acque dell’Emilia Romagna, ioniche e dell’Alta Toscana, in Sicilia, Puglia, nel mare di Gaeta e nell’Alto Adriatico (ovunque tranne in Veneto).

L’alga in questione, che si chiama “Ostreopsis ovata”, ha dimensioni che vanno dai 30 ai 70 micrometri (1 micrometro equivale ad un millesimo di millimetro) e quindi invisibile a occhio nudo, ma se proliferano generano una chiazza bruno-rossastra ben visibile e, successivamente alla fioritura, si può generare la produzione di palitossine molto pericolose per i bagnanti. La Sitox consiglia di stare lontani almeno 100 metri dalla riva in presenza di queste mucillaggini rosse. Se si entra in contatto, l’intossicazione presenta sintomi come febbre di oltre 38 gradi, congiuntiviti, rinorrea, tosse e problemi respiratori anche gravi, dermatiti da contatto, in qualche caso anche nausea e vomito. Inoltre le tossine di questa alga possono arrivare anche a tavola: molluschi e ricci possono infatti filtrare queste sostanze tossiche.

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Photo Credit Wikimedia