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Migliaia di atolli oggi abitati rischiano di diventare inabitabili entro il 2050 a causa dell’innalzamento del livello del mare. 

Gli atolli rischiano di essere un’altra vittima dei cambiamenti climatici. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla US Gelogical Survey in collaborazione con il National Oceanic and Atmospheric Administration e diversi studiosi. Non solo: fra i ricercatori figura anche l’esercito degli Stati Uniti d’America, che si dice preoccupato per la base missilistica presente sull’atollo di Roi-Namur, parte delle isole Marshall, e su cui vivono oltre ai soldati anche civili e famiglie per un totale di circa un migliaio di persone. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances in questi giorni.

Ed è proprio partendo dal caso delle Isole Marshall che poi lo studio si è allargato anche sul resto degli atolli sparsi per tutto il globo. E circa un migliaio di questi atolli, entro il 2050 potrebbero diventare inabitabili per via dell’innalzamento del livello del mare. Un fenomeno che potrebbe non solo sommergere parte della costa ma intaccare le falde acquifere di acqua dolce potabile, rendendo più difficile la vita umana in quei paradisi.E la ricerca fa anche i nomi degli atolli più minacciati dal cambiamento climatico: Maldive, Seychelles, Hawaii, Isole Caroline, Cook, Gilbert, Line e Spratly, dove “centinaia di migliaia di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le loro case” spiegano i ricercatori.

“Il punto di non ritorno, ovvero quando non saranno più disponibili le falde acquifere potabili nella maggior parte degli atolli, è previsto entro la metà del XXI secolo” ha affermato il dottor Curt Storlazzi, ricercatore presso l’US Geological Survey (USGS). E – nella peggiore delle ipotesi – già nel 2030 potrebbero esserci i primi atolli inabitabili.

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