Ortoressia: la patologia del mangiare sano a tutti i costi

Pensare ossessivamente al cibo, all’organizzazione dei pasti e al conteggio delle calorie: si passa dall’attenzione verso un’alimentazione sana a una vera e propria patologia nota come ortoressia

Negli ultimi anni si stra assistendo ad una graduale e crescente attenzione nei confronti del cibo sano di provenienza certificata, dell’alimentazione priva di junk food e prodotti industriali abbinata ad un’allenamento per tenersi in forma. Ma sempre più spesso queste buone norme si trasformano in un disturbo ossessivo-compulsivo per cui pensare al cibo diventa una sorta di fanatismo alimentare: si parla di ortoressia, e si tratta di una vera e propria patologia che in Italia, secondo il Ministero della Salute, dei tre milioni di italiani con disturbi alimentari, il 15 per cento soffrirebbe di ortoressia, con l’11,3 per cento di uomini e quasi il 4 per cento di donne.

Gli italiani pensano spesso al cibo, si sa. A volte anche durante gli stessi pasti. Ma secondo un sondaggio condotto dall’associazione per la cura dei disturbi alimentari Nutrimente, tra gli italiani fra i 18 e i 65 anni, uno su tre dichiara di conoscere almeno una persona che pensa ossessivamente al cibo, alla pianificazione dei pasti, alle dosi con cui comporre ognuno di esso e alla cura maniacale con cui si evitano sale, zuccheri, prodotti industriali, il che porta a trascorrere molto tempo al supermercato. Domande circa i benefici o i danni di un determinato cibo vengono poste continuamente da chi soffre di ortoressia.

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Sono proprio questi i campanelli d’allarme da considerare per riconoscere la presenza di ortoressia, difficile da definire rispetto ad un disturbo alimentare vero e proprio come l’anoressia: le donne infatti sviluppano meno la prima perché in loro l’attenzione ossessiva agli alimenti è legata all’immagine corporea e sfocia quindi in tendenze anoressiche. L’ossessione del mangiar sano colpisce invece più gli uomini che si allenano e seguono diete specifiche per i muscoli. In ogni caso, c’è da prestare attenzione quando l’idea del cibo crea preoccupazione, l’alimentazione diventa troppo rigida e anche un pasto improvvisato genera sconforto.

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