Donatella Versace dice addio alle pellicce di animale
Fonte: Flickr celebrityabc

Al coro di case di moda che hanno deciso di dire “no” alle pellicce di animali nelle loro collezioni si aggiunge anche Donatella Versace, che in un’intervista rilasciata all’Economist ha rivelato di essere fuori dal business delle pellicce.

“Pelliccia? Ne sono fuori. Non vogliono uccidere animali per fare moda”, ha dichiarato Donatella Versace al magazine online dell’Economist “1843”. Una notizia molto ben accolta dal direttore dei programmi internazionali di Peta, Mimi Bekhechi, che commenta: “Peta Stati Uniti ha organizzato interruzioni di sfilata, proteste e una campagna blitz del 2006 in un’epoca quando il nome di Versace era sinonimo di pelliccia, perciò questa notizia è molto ben accolta. La realizzazione di Donatella che è sbagliato prendere a bastonate gli animali e ucciderli con scariche elettriche per la pelliccia è un punto critico per la campagna a favore della moda senza crudeltà, e la Peta non vede l’ora di vedere prossimamente un divieto dell’uso delle pelli da parte di Versace”.

A fare da eco a Donatella Versace anche il Gruppo Furla, che annuncia proprio oggi, 15 marzo, l’intenzione di non utilizzare la pelliccia di animale nelle sue collezioni future. Gli abiti “no fur” del gruppo verranno venduti a partire dalla stagione Cruise 2019, che sarà disponibile nei negozi a partire da novembre 2018, sia per quanto riguarda i capi da donne che da uomo. Al posto della pelliccia di animale, ovviamente, verrà utilizzate quella ecologica che Furla considera una “valida alternativa che rende inutile il ricorso a pellicce animali”. 

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“Nel corso dell’ultimo anno Furla è cresciuta in maniera esponenziale a livello internazionale. La decisione di bandire progressivamente dalle collezioni l’uso della pelliccia animale – dichiara Alberto Camerlengo, CEO del Gruppo Furla come riporta La Stampaè un progetto che conferma l’interesse crescente del brand nei confronti dell’ambiente, con particolare attenzione al mondo animale, cui Furla è molto sensibile. La decisione, inoltre, risponde alla crescente ricerca di prodotti etici da parte di un consumatore sempre più consapevole e attento a queste tematiche”.

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