Acqua in bottiglia: il 90 per cento contiene tracce di plastica

0
1443
Acqua in bottiglia: il 90 per cento contiene tracce di plastica

Uno studio condotto dall’Oms dai risultati allarmanti, che rivela che in più del 90 per cento dei marchi che vendono acqua in bottiglia si trovano tracce di microplastiche: un livello maggiore rispetto al rubinetto

Uno studio dai risultati preoccupanti quello condotto dall’Organizzazione mondiale della sanità, in seguito a un’inchiesta dell’organizzazione giornalistica Orb Media, su ciò che contengono esattamente le bottiglie d’acqua dei principali marchi del mondo. Un esperimento che ha portato a riscontrare tracce di microplastiche nell’acqua in bottiglia di più del 90 per cento dei marchi presi in esame.

Lo studio è stato condotto negli Usa, all’Università di Fredonia. Su 259 bottiglie appartenenti a 11 marchi diversi ( tra cui Danone, Nestlé, e Coca-Cola) provenienti da diversi paesi del mondo (Usa, Cina, Brasile, India, Indonesia, Messico, Libano, Kenya e Tailandia), sono state trovate mediamente 325 particelle di plastica a litro, e soltanto 17 bottiglie erano prive di plastica. Il dato preoccupante è che le particelle di plastica trovate sono il doppio di quelle che si trovano nell’acqua del rubinetto.

Il maggior tipo di frammenti trovati è in polipropilene, la plastica con cui si realizzano i tappi delle bottiglie. Secondo gli studiosi, il dato trova una sua possibile causa nella quantità di microfibre in plastica presenti nell’aria non solo all’esterno, ma anche all’interno delle fabbriche. Le aziende coinvolte nell’accusa hanno in parte risposto, confermando la pericolosità delle plastiche sempre più presenti nell’ambiente. La Coca- Cola dichiara di avere rigorosi metodi di filtrazione, ma ammette che l’alta presenza delle plastiche potrebbe causare una presenza nell’acqua in bottiglia nonostante i controlli. Invece la Nestlé ha criticato lo studio contestandone il metodo, quello della colorazione rossa del Nilo, colorante che aderisce alla superficie della plastica e non ai materiali naturali. Secondo la multinazionale, il metodo potrebbe generare dei “falsi positivi”. In ogni caso, il quadro relativo all’acqua che beviamo è piuttosto preoccupante.

Photo credit: Pixabay.it