Una giornata mondiale sconnessi dalla tecnologia. La proposta

La tecnologia permea ormai ogni aspetto della nostra vita, talvolta causando solitudine e problemi di relazione. Sulla scia del film “Sconnessi”, è stata presentata al Ministero della Salute la proposta per una giornata mondiale senza tecnologia per almeno qualche ora.

 

Si è più volte parlato di come la società di oggi sia sempre connessa. Si accede alla rete e ai device in età sempre più giovane e lo smartphone è ormai diventato un estensione del nostro corpo e il geloso custode della nostra intimità. Il film di Christian Marazziti  “Sconnessi” ha portato sul grande schermo la difficoltà di relazionarsi con gli altri quando viene meno la chat e, più in generale, la barriera della rete, ma spesso questa situazione non è solo finzione, ma corrisponde alla realtà.

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Una giornata mondiale sconnessi dalla tecnologia. La proposta
La signora nel cerchio è l’unica senza smartphone in mano, e sembra essere la sola a vivere davvero quel particolare momento.

Per sensibilizzare maggiormente su un problema così delicato, Consulcesi ha presentato al Ministero della Salute una proposta per istituire una giornata mondiale in cui tutti dovremo essere “sconnessi” per almeno qualche ora. Smartphone e tablet chiusi in un cassetto, computer spenti e spazio, finalmente, ai rapporti umani. La nomofobia, cioè la paura incontrollata di restare sconnessi dalla rete è un disturbo sempre più diffuso che gli psichiatri riscontrano già in adolescenti di appena 12-13 anni. Tra i rischi di questo disturbo c’è anche la percezione distorta del tempo e della solitudine. I ragazzi iperconnessi non hanno mai tempi morti, non sperimentano la solitudine, intesa come momento in cui si sta da soli e si vaga con la mente. Anche la noia è una sensazione utile alla crescita. Essere sempre su internet dà la percezione di non essere mai soli, quando, invece, si finisce con il diventarlo.

“I genitori vanno educati a riconoscere la patologia: non è solo questione di tempo trascorso online, si parla di patologia quando la rete sostituisca la vita reale non  la integra, se diventa un modo per ritirarsi dalla vita allora c’è un problema. – Ha affermato David Matinelli, psichiatra del Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web del Policlinico Gemelli di Roma. – Non ha senso vietare l’uso delle nuove tecnologie, ma ha senso regolarlo, cioè dare regole ai ragazzi e concordarle con loro”.

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