Una mano bionica per una donna del Veneto. È la prima italiana

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Una mano bionica per una donna del Veneto. È la prima italiana

Dopo sei mesi di test, l’équipe del Policlinico Gemelli di Roma ha impiantato su in Almerina Mascarello una mano bionica hi-tech in grado di fornire informazioni sensoriali

 

Un importante passo in avanti per la medicina protesica. Ad Almerina Mascarello, una donna di 55 anni che vive in Veneto, è stata impiantata una mano bionica hi-tech di ultima generazione in grado di fornire informazioni sensoriali grazie a particolari strumenti che la collegano a nervi e muscoli. Si tratta della prima italiana a ricevere una protesi così sofisticata in grado di percepire il contatto con gli oggetti, una versione nettamente migliorata di quella impiantata su un uomo danese nel 2014.

Una mano bionica per una donna del Veneto. È la prima italiana

Almerina ha perso la mano sinistra nel 1993, a causa di un incidente in fabbrica, e per più di venti anni ha vissuto con una sola mano. Nel giugno 2016 si è sottoposta all’impianto di questa innovativa mano bionica, che ha richiesto sei lunghi mesi di test per appurarne la funzionalità. L’intervento è stato eseguito da un’équipe del Policlinico Gemelli di Roma, dal gruppo del neurologo Professor Paolo Maria Rossini, ma si è trattato di un vero e proprio lavoro di squadra. La protesi è stata realizzata dal gruppo del Professor Silvestro Micera, della Scuola Superiore Sant’Anna e del Politecnico di Losanna, l’elettronica in sinergia con l’Università di Cagliari, e gli elettrodi impiantati nei muscoli dall’Università tedesca di Friburgo.

Una mano bionica per una donna del Veneto. È la prima italiana

Il funzionamento dell’arto artificiale era inizialmente legato ad uno zainetto, che, spiega il Professor Silvestro Micera, “racchiude il sistema che registra i movimenti dei muscoli e li traduce in segnali elettrici, poi trasformati in comandi per la mano. Un altro sistema trasforma l’informazione registrata dai sensori della mano in segnali da inviare ai nervi e quindi in informazioni sensoriali. Dopo sei mesi l’impianto è stato tolto. L’obiettivo ultimo è rendere questa tecnologia utilizzabile clinicamente. Lo zainetto è stato uno step intermedio e il prossimo passo è miniaturizzare l’elettronica”.

“Ho potuto per la prima volta sentire la consistenza degli oggetti, distinguere tra un tessuto e una carta, una plastica e così via” ha raccontato la donna all’AGI. La paziente ha, però, dovuto restituire la sua mano bionica, dal momento che si tratta di un prototipo e, come tale è oggetto di studi in corso. Ma ha aggiunto “Mi hanno promesso che ne avrò una tutta mia a maggio o poco dopo. E allora tutti i miei sacrifici saranno ben ripagati”.

Photo Credits: Ansa