Dagli aghi di pino la bioplastica ecologica e sostenibile

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bath in Regno Unito è riuscito a realizzare una bioplastica partendo dagli aghi di pino, sostituendo le sostanze usate oggi, ottenute da derivati del petrolio 

 

La produzione e lo smaltimento della plastica è spesso al centro dei dibattiti sui temi dell’inquinamento e della tutela dell’ambiente. La plastica ricopre ancora oggi un ruolo importante all’interno dell’economia mondiale, ma se è impensabile l’idea di eliminarla completamente, ciò che può essere fatto è sostituirla gradualmente con materiali a minor impatto ambientale. La stessa Unione Europea ha chiesto che la plastica diventi 100% riciclabile entro il 2030 (leggi qui la notizia). Una soluzione interessante arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bath in Regno Unito, che ha trovato il modo di produrre una bioplastica ecologica, partendo dagli aghi di pino.

Dagli aghi di pino la bioplastica ecologica e sostenibile

I ricercatori hanno individuato il modo di produrre polimeri plastici partndo dal pinene, un composto organico naturale contenuto all’interno degli aghi di pino, conosciuto anche con il nome di terpene, ed è la sostanza che conferisce al pino silvestre il suo caratteristico profumo. Questo polimero biologico derivato dal pinene potrebbe andare a sostituire l’impiego del caprolattame, un polimero gommoso derivato dal petrolio che viene aggiunto a poliesteri biodegradabili come il Pla (acido polilattico) per renderli più flessibili, dando però vita a un composto plastico non completamente rinnovabile.

Per la produzione di questa bioplastica, aggiungono i ricercatori britannici, si potrebbero utilizzare gli aghi di pino scartati durante il processo di produzione della carta e che, normalmente, vengono considerati materiale di scarto e buttati via. Questa scoperta potrebbe aprire la strada alla produzione di contenitori e materiali che siano davvero 100% riciclabili, minimizzando l’impatto ambientale e il rischio di inquinamento. “Se riuscissimo a produrre plastica partendo da simili fonti sostenibili – spiega Helena Quilter, una ricercatrice del gruppo – potremmo fare davvero la differenza per l’ambiente”.

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