I surfisti tendono a sviluppare batteri resistenti agli antibiotici a causa delle acque inquinate

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Antibiotici nelle acque degli oceani. I surfisti sviluppano batteri resistenti

L’inquinamento delle acque di mare sta portando molti surfisti a sviluppare nell’intestino batteri resistenti agli antibiotici

 

Il surf è da sempre considerato come uno degli sport che maggiormente consente il contatto con la natura. I surfisti cavalcano le onde di mari ed oceani, assaporando un forte senso di libertà, lasciandosi portare dalla potenza di madre natura. Questo rapporto diretto con la natura, però, sembrerebbe avere conseguenze poco positive su molti appassionati di surf. Recenti studi riportati dalla rivista Environment International dimostrano, infatti, che gli appassionati della tavola abbiano probabilità di sviluppare nel loro intestino delle colonie di batteri resistenti agli antibiotici tre volte superiori rispetto alle altre persone.

Antibiotici nelle acque degli oceani. I surfisti sviluppano batteri resistenti

Le rilevazioni nelle acque di molti paesi del mondo sono sempre più numerosi i batteri dannosi per gli esseri umani che riescono a raggiungere e inquinare l’ambiente marino attraverso la contaminazione di acque reflue e di acque agricole trattate con letame proveniente da allevamenti in cui viene fatto ricorso all’uso di antibiotici per trattare il bestiame. Per la natura dello sport, i surfisti ingeriscono in media dieci volte più acqua marina rispetto ai nuotatori, oltre ad assorbire gli agenti inquinanti attraverso la pelle per contatto osmotico.

I ricercatori dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, hanno voluto quindi analizzare la loro reazione ai batteri che inquinano il mare. Lo studio, sostenuto e  finanziato anche dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, ha messo a confronto i campioni fecali di un gruppo di centocinquanta surfusti con quelle di un gruppo di controllo composto da centocinquanta individui. Le analisi hanno evidenziato che a causa del contatto prolungato, i surfers sviluppano una sorta di assuefazione agli antibiotici, diventando resistenti alla loro azione. Alla luce di quanto emerso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità mette in guardia dal rischio che questa stessa condizione possa essere sviluppata anche da altri individui, rendendo così difficoltosa la cura di malattie come la polmonite o il trattamento di infezioni batteriche. Fino ad oggi le soluzioni si erano mirate a sensibilizzare ad un corretto uso degli antibiotici, ma ora la questione di sta estendendo anche ad aspetti legati all’ambiente.

Photo Credits: Pixabay