Alpinismo, che passione. Ma chi scala montagne può soffrire di psicosi

Accanto alla gratificazione per aver raggiunto una cima, i rischi legati all’alta quota: riconosciuta una forma di psicosi di cui soffrono gli alpinisti

C’è sicuramente qualcosa di affascinante nell’impresa solitaria dell’uomo che prende la via della montagna, scegliendo la vetta più alta e impervia e affrontandone, da solo, la scalata. Enormi difficoltà nel cammino e rischi dietro ogni roccia ripagati dietro la sensazione di avercela fatta e la pienezza di una vista abbagliante, dalla cima. Eppure sono moltissimi gli episodi che vedono gli alpinisti soffrire di episodi di psicosi, collegati finora all’alta quota, che portavano la sensazione di essere inseguiti insieme ad altre allucinazioni che possono spingere l’uomo a compiere anche gesti insensati.

Si è invece scoperto che si tratta di una vera e propria sindrome, dalle cause sconosciute, definita “psicosi isolata d’alta quota” e che può comparire anche in un individuo sano. Gli studi condotti dagli esperti dell’Eurac Research di Bolzano e della Medical University di Innsbruck hanno analizzato i sintomi di circa ottanta casi di psicosi in alpinisti tedeschi, individuando l’esistenza di un gruppo di sintomi puramente psicotici. Una psicosi legata sì all’alta quota, ma con cause non facilmente riconducibili a fattori organici quali disidratazione o infezioni, e che si manifesta sopra i 7mila metri d’altezza. Non sono ancora chiare le cause così come la frequenza o i soggetti più predisposti, ma è per ora noto che i sintomi scompaiono non appena si scende a quote più basse.

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I rischi della psicosi d’alta quota stanno nelle conseguenze della allucinazione, che possono spingere un alpinista a comportarsi in modo rischioso per la propria incolumità: non conoscendo tutti i dettagli su questa sindrome è impossibile prevenirne al momento le cause, ma studiarla, e averne accertato l’esistenza, può essere sicuramente fondamentale per salvare in futuro le vite di chi ha la montagna come passione, aiutandolo a riconoscere i sintomi della psicosi e a comportarsi di conseguenza.

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