L’espressione ecomafie, ormai da anni è purtroppo entrata nel vocabolario comune, non solo degli ambientalisti. Come ogni anno anche in questo 2016 il rapporto Ecomafia di Legambiente presenta in modo chiaro la situazione dei reati che la criminalità organizzata compie nel settore ambientale. E in “Ecomafia 2016. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, edito da Edizioni Ambiente, la situazione appare in chiaroscuro, con alcuni “chiari”, come la diminuzione del business globale delle ecomafie e del numero totale degli illeciti ambientali, e molti “scuri”, come l’aumento dei reati contro gli animali, delle illegalità nel settore agroalimentare, degli incendi, della corruzione in materia ambientale.

 

 

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I dati di Legambiente: ecomafie e ecoreati

 

Ma passiamo ai numeri. Come anticipato, rispetto al 2014, nel 2015 il fatturato delle ecomafie è sceso di circa 3 miliardi di euro: è stato infatti di circa 19,1 miliardi rispetto ai 22 miliardi dell’anno precedente. Questo dato è certamente dovuto ai primi risultati della legge n. 68 del 22 maggio 2015, quella che ha introdotto i delitti contro l’ambiente, i cosiddetti “ecoreati”, in particolare l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica. Così, nel 2015 sono diminuiti gli illeciti ambientali unnamedaccertati che sono scesi a 27.745 (che vogliono dire, comunque, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora), pari a -5,2% rispetto al 2014. Sono diminuite, inoltre, le persone denunciate, pari a 24.623 (-13,2% dal 2014), ed i sequestri, arrivati a 7.055, un calo dunque del 9,1% rispetto all’anno precedente. Sono saliti invece a 188 gli arresti, +17,7% sul 2014. Rispetto alla nuova legge n. 68, poi, si possono fare alcuni calcoli: nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale.  Anche quest’anno il Rapporto Ecomafia – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – ci racconta il brutto dell’Italia, segnata ancora da tante illegalità ambientali, ma in questa edizione 2016 leggiamo alcuni fenomeni interessanti che lasciano ben sperare. Dati e numeri, in parte in flessione, che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali”.  Accanto ai risultati ottimi ottenuti grazie alla legge introdotta per contrastare gli ecoreati, il calo importante del fatturato delle ecomafie è da imputarsi anche al taglio degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: la spesa per opere pubbliche e per i rifiuti urbani è infatti passata da 13 a 7 miliardi.

 

 

La geografia dell’Italia che delinque

 

Passando ad analizzare il rapporto dal punto di vista geografico, si nota come, nonostante sia diminuito il numero totale degli illeciti, questi siano invece aumentati nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, e cioè la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia. In queste quattro regioni, infatti, si sono contati ben 13.388 reati, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era stata più bassa, pari al 44,6%). La maglia nera per quanto riguarda le regioni italiane va alla Campania, con 4.277 illeciti ambientali, più del 15% sul dato complessivo nazionale. La seguono la Sicilia, con 4.001 reati, la Calabria (2.673), la Puglia (2.437) e il Lazio (2.431). Le province di Napoli e Salerno sono quelle più colpite dagli ecoreati, la prima con 1.579 illeciti, la seconda con 1.303; a seguire ci sono le province di Roma, Catania e Sassari. Il Lazio è sempre la prima regione del Centro Italia per quanto riguarda la quantità di ecoreati, la Liguria è la prima del Nord. Per quanto riguarda poi la corruzione legata agli illeciti ambientali, in testa troviamo la Lombardia, seguita sempre da Campania, Lazio, Sicilia e Calabria.

 

 

Nel settore agroalimentare aumentano le contraffazioni

 

Secondo il rapporto di Legambiente, ci sono poi alcuni settori che devono essere messi sotto i riflettori perché sempre più stretti dalla morsa delle ecomafie. Il primo è quello che riguarda la filiera agroalimentare.  Nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il Parmigiano Reggiano e così via. Basandosi su questi dati Legambiente ha chiesto la rapida approvazione del disegno di legge che tutela il Made in Italy enogastronomico, un ddl che, se approvato, introdurrebbe nuovi delitti come il disastro sanitario e di agropirateria a tutela dei prodotti di qualità. In particolare si migliorerebbe il Codice penale per contrastare al meglio la contraffazione (con aggravante per i prodotti Igp e Doc), le frodi in commercio, la vendita di alimenti con segni mendaci anche con la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

 

 

Il settore forestale sotto assedio, tra incendi e commercio illegale

 

Un altro settore dove vengono richiesti urgenti interventi contro la aggressione delle ecomafie è quello forestale. Particolarmente preoccupante l’incredibile aumento degli incendi, incrementati del 49% rispetto al 2014, e che hanno devastato più di 37mila ettari di terreno. Il 56% dei roghi è avvenuto in Sicilia, Sardegna, Campania e Puglia. Nel capitolo dedicato al mondo del legno presente nel rapporto, curato da Antonio Brunori ed Eleonora Mariano del Pefc Italia, Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale, si leggono numeri davvero preoccupanti: dai 30 ai 100 miliardi di euro ogni anno finiscono infatti nelle tasche della criminalità organizzata di tutto il mondo, frutto di molteplici attività illegali legate al settore foresta-legno. Un fatturato secondo solo a quello del narcotraffico. L’Italia è interessata in prima linea al fenomeno: nella veste di quarto importatore al mondo di legno (con oltre 10 miliardi di euro di fatturato), è infatti il primo mercato per l’import di tronchi e altri prodotti legnosi provenienti da Paesi riconosciuti a livello mondiale per gli alti livelli di illegalità del settore, come ad esempio la Bosnia, l’Albania, il Camerun e la Costa d’Avorio. Le stime ufficiali individuano dunque in un range tra il 10 e il 20% il legname tagliato o commercializzato illecitamente nel nostro Paese, per un fatturato di circa due miliardi di euro. Il mercato nero dei pallet unnamed (2)(imballaggi in legno usati per il trasporto delle merci) è un’altra importante fonte di redito per le ecomafie: solo in Italia movimenterebbe legalmente qualcosa come 120 milioni di unità all’anno, per un volume d’affari di circa 720 milioni di euro. I dati degli accertamenti effettuati nel 2014 confermano la situazione tutt’altro che rosea che vive il settore foresta-legno: nel 2014 sono stati effettuati 41mila controlli, con conseguenti 5mila sanzioni amministrative, 500 persone denunciate e 12 arresti o fermi da parte del Corpo Forestale dello Stato. Per contrastare questo tipo di reati, la proposte di Legambiente è quella di istituire una grande forza di polizia ambientale sempre più diffusa sul territorio nazionale, mettendo a sistema le migliori esperienze messe in campo dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato. “Dopo la legge sugli ecoreati e quella sulle agenzie ambientali – ha dichiarato Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente – è fondamentale che il Parlamento approvi altre leggi in questa ultima parte di legislatura, che permettano di contrastare sempre più duramente le ecomafie, liberare il Paese dalla zavorra delle illegalità e promuovere la sua riconversione ecologica”.