La birra – la bevanda più consumata al mondo – sta diventando sempre più eco-friendly, grazie alle scelte green delle grandi aziende come dei microbirrifici, che vanno dalla diminuzione dell’acqua utilizzata all’abbattimento delle emissioni di CO2 fino alla realizzazione di packaging non inquinante.

 

 

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Moretti e la birra del sole

 

Importanti i risultati comunicati nel settore della sostenibilità ecologica da parte della Heineken Italia, oggi il primo produttore di birra nel nostro Paese, dove produce e commercializza oltre 5,3 milioni di ettolitri di birra. L’azienda ha scelto di occuparsi di sostenibilità dotandosi, già dal 2010, di un vero e proprio gruppo di lavoro dedicato, il Sustainability Team, e dando vita al piano “Brewing a Better World”. Grazie a questi passi importanti, sono state dimezzate le emissioni di CO2 in produzione (-55%) dal 2010, ridotti di oltre un terzo i consumi d’acqua nei birrifici, utilizzato il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate. Questi sono i dati del rapporto unnameddi sostenibilità 2015 di Heineken Italia. Punto di forza della strategia di Heineken è l’utilizzo appunto delle fonti di energia rinnovabile. Il progetto “Brewed by the Sun” prevede infatti l’aumento dell’utilizzo dell’energia fotovoltaica con l’obiettivo di giungere, entro il 2020, a ridurre le emissioni di CO₂ in produzione del 40%. Grazie a questo costante impegno, già oggi Heineken è in grado di produrre interamente, in diversi Paesi del mondo, quattro birre grazie all’impiego di energia fotovoltaica e utilizza per la produzione complessivamente il 23% di energia da fonti rinnovabili. Le quattro birre sono: la Birra Moretti Baffo d’Oro, prodotta negli stabilimenti di Comun Nuovo e Massafra, l’olandese Wieckse Witte, l’austriaca Gösser e la Tiger di Singapore. Per quanto riguarda la produzione italiana, la percentuale di uso delle energie rinnovabili arriva al 100%. Già nel 2012, infatti, sono stati installati 8.136 pannelli solari sui tetti dei birrifici di Comun Nuovo (3.984), in provincia di Bergamo, e di Massafra (4.152), in provincia di Taranto. Ciò consente ai due impianti di produrre complessivamente 2,5 MW di energia “pulita” all’anno e di abbattere annualmente le emissioni di CO₂ di oltre 1.000 tonnellate. Grazie a questi pannelli fotovoltaici installati viene dunque generata una quantità di energia “pulita” sufficiente a coprire il fabbisogno energetico per l’intera produzione di Birra Moretti Baffo d’Oro. La conseguenza è stata la certificazione, da parte di Certiquality (Istituto di Certificazione della Qualità), che la Birra Moretti Baffo d’Oro è conforme alle prescrizioni relative al Documento tecnico 78. In poche parole, questo succede quando il fabbisogno energetico di un prodotto viene compensato con un pari quantitativo di energia elettrica fotovoltaica.

 

 

Grandi brand, grandi risultati

 

Considerevoli i risultati ottenuti anche da un altro grande brand italiano, la Peroni. Intanto nel consumo dell’acqua, come spiega Cristina Hanabergh, Sustainable Development Manager: “Solo nell’ultimo anno abbiamo ridotto i consumi di circa 70mila metri cubi d’acqua, praticamente 30 piscine olimpiche. E abbiamo ottenuto tutto ciò grazie a tanti piccoli accorgimenti e interventi mirati sugli stabilimenti che ci hanno permesso, in 10 anni, di migliorare sempre la nostra performance. Uno dei tanti esempi concreti riguarda l’acqua che raffredda i compressori; che non è più raccolta direttamente dall’acquedotto ma è l’acqua che, in precedenza, viene utilizzata per il lavaggio delle bottiglie”. Ottimi risultati anche sul fronte dell’abbattimento di emissioni di CO2: Birra Peroni ha diminuito a 5,52 kg la quantità di CO2 generata da un ettolitro di birra, un chilo in meno rispetto al 2014. Maggiore poi l’utilizzo di materiali riciclati nel packaging: l’80% della carta e del cartone delle confezioni, il 60% dell’alluminio delle lattine, il 75% dell’acciaio dei tappi e il 71% del vetro delle bottiglie. La sfida di produrre birra sempre più sostenibile è affrontata anche dalla Carlsberg, ad esempio lavorando alla realizzazione di bottiglie in fibre di legno oppure all’utilizzo di un particolare tipo di orzo, il Null-Lox, non OGM e coltivato con un ridotto impiego di fertilizzanti.

 

 

Piccolo ma non nelle idee

 

Se i grandi marchi fanno dunque a gara nella promozione di una maggiore sostenibilità ambientale, idee e innovazioni in tal senso arrivano anche dalle piccole realtà. Come, ad esempio, il Birrificio Migration Beer in Oregon, negli Stati Uniti, che è riuscito a creare la Little Foot Red, una bevanda la cui produzione comporta un basso tenore di emissioni di CO2. Il primo passo è stato quello di convertirsi a fonti di energia sostenibile. L’80% delle emissioni prodotte, infatti, come ha analizzato una consulente incaricata dal birrificio, erano dovute alle operazioni di fermentazione. In questa fase si deve usare molta acqua e alte temperature, per poi raffreddare il tutto. Ciò comporta il consumo di grandi quantità di combustibile. Trasformando le fonti di energia si è intervenuti su questa alta percentuale di emissioni. Per il 15%, invece, la produzione di CO2 dipendeva dai processi di coltivazione e trasporto dell’orzo, che, in questo caso, proveniva dall’estero. Per diminuire l’impatto sull’ambiente, è stata presa la decisione di utilizzare ingredienti locali biologici, a partire proprio dall’orzo. Inoltre si è adottata la filosofia del KM0 anche nella distribuzione, facendounnamed (2) imbottigliare la birra nel birrificio e facendola distribuire da una ditta solo nell’area di Portland e dintorni. Sono molti i microbirrifici che negli Stati Uniti stanno trovando nuovi modi per ridurre il loro impatto ambientale. Due di questi, e cioè Lagunitas Brewing Company e Bear Republic Brewing Co in California, hanno iniziato a utilizzare un nuovo sistema di trattamento delle acque reflue. EcoVolt, così si chiama l’invenzione della startup Cambrian Innovation di Boston, è alimentato da batteri attivati elettricamente che attraverso la digestione anaerobica delle acque reflue riescono a eliminare fino al 90% delle sostanze inquinanti delle fabbriche di birra. Ogni unità Ecovolt è in grado di elaborare fino a 300mila litri di acque reflue al giorno e consente alle birrerie di riutilizzare l’acqua nelle loro operazioni di pulizia e addirittura di produrre metano che viene poi convertito in calore e in corrente elettrica. Dall’Olanda arriva invece un esperimento decisamente più fuori dagli schemi: quello di creare la birra dall’acqua piovana. Joris Hoebe, coach del MediaLab Amsterdam, insieme a quattro studenti, ha posizionato due serbatoi all’interno dell’Università di Scienze Applicate di Amsterdam raccogliendo così 1000 litri di acqua piovana. Dopo averla depurata con un sistema di filtraggio, l’ha consegnata al birrificio sociale De Prael che ha completato il lavoro dando vita alla Hemelswater. La “Birra del Paradiso”, questo significa il suo nome, è una birra di 5,7 gradi composta da malto d’orzo, luppolo e, dunque, acqua piovana, e viene venduta in diversi bar e ristoranti di Amsterdam.

 

 

Boom del consumo della birra in Italia

 

La decisione delle aziende produttrici di birra di diventare più eco-friendly è una importante risposta alla domanda da parte degli appassionati di poter gustare non solo prodotti sempre più buoni e diversificati ma anche più sostenibili per l’ambiente. Uno studio della Nielsen condotto recentemente evidenzia come i “millennial”, e cioè i consumatori nati tra il 1980 e il 2000, siano disposti a pagare un prezzo più alto per avere in cambio un prodotto più sostenibile (ben il 73%). Si tratta di una consistente fetta di un mercato, quello della birra, in continua espansione. Solo in Italia, secondo la Coldiretti, ci sarebbero ben 23 milioni di appassionati della birra che farebbero arrivare a 29 litri il consumo procapite annuo. Con l’arrivo del caldo si calcola un importante +6% negli acquisti delle birre, grazie anche al successo che stanno ottenendo da alcuni anni i microbirrifici artigianali, una trentina solo 10 anni fa e ora arrivati a circa 1.000. Secondo Confartigianato, in media, ogni famiglia destina ogni anno 70,7 euro all’acquisto della birra, settore al top insieme a quello dei gelati. Una crescita che davvero non sembra volersi arrestare.