Quello vegan è un mondo in crescita a livello globale, con catene di supermercati che si contendono un business che va crescendo di anno in anno. E ora una nuova filosofia si sta facendo strada, anche se accolta con un po’ di dubbi e scetticismo dai vegani più intransigenti: la dieta “seagan”, dall’acronimo di “seafood” e “vegan”.

 

Il pesce, alimento per vegani che sanno scegliere

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La dieta “seagan” nasce da due donne statunitensi, la chef Amy Cramer e la scrittrice Lisa McComsey. Il loro libro “Seagan Eating” propone un’alimentazione particolarmente indicata per coloro che sono alla ricerca di una dieta più sana ma che non se la sentono di fare il grande passo e abbracciare in modo totale il veganesimo. Le due autrici sono consapevoli di andare incontro a critiche ma hanno scelto di offrire un’alternativa che sia al tempo stesso eticamente sostenibile e facilmente percorribile. In particolare l’attenzione è posta sull’importanza di una scelta dei prodotti ittici in basa alla loro provenienza “etica” e Cramer e McComsey presentano una guida dettagliata per separare le “pesche” buone da quelle cattive. In un’intervista all’edizione statunitense del “The Huffington Post” le due autrici spiegano dettagliatamente la loro scelta e rispondono alle critiche mosse1e74bff6-a60a-46a4-8452-14b23d3754ee loro dal mondo vegan. A coloro che ritengono inconciliabile una scelta vegana, fatta la maggior parte delle volte con motivazioni etiche e ambientaliste, con la possibilità di cibarsi di pesci e frutti di mare, Amy Cramer risponde senza incertezze: “Ammiriamo in modo assoluto i vegani etici. Noi siamo diventate vegane per motivi di salute, cosa che non succede per i vegani etici appunto. Per quanto riguarda le questioni ambientali, dare loro risposta è stata in sostanza la motivazione che ci ha spinto a scrivere questo libro. Ok, noi sosteniamo che si può mangiare pesce, ma che tipo di pesce? Quei pesci che non siano in via di estinzione, ad esempio, o che vengano catturati in modo sicuro, che non siano allevati in modo intensivo. E ancora pesci che abbiano una quantità minima di mercurio e di altri contaminanti”. Punto centrale di questa nuova dieta è la consapevolezza sulla provenienza del cibo, che si tratti di vegetali, di legumi come del pescato. “Mangiare frutta, verdure e legumi, possibilmente coltivati da voi stessi, dovrebbe essere la parte principale della vostra dieta – aggiunge Lisa McComsey –. Quando però fosse necessario acquistarli e non fosse possibile comprare i prodotti freschi, anche quelli congelati sarebbero indicati. E, cosa di primaria importanza, dovete conoscere il vostro pescivendolo locale di fiducia, perché è lui la fonte principale di informazioni vitali. Quando si va a comprare il pesce, non si deve dare per scontato che si tratti di pesce sostenibile o la sua provenienza: si deve sapere tutto questo con certezza. Questa è la chiave”. È la chef Cramer a dare un’importante consiglio per gli acquisti: “Passate tutto il tempo necessario nel reparto delle verdure e comprate quello che amate di più. ‘Mangiate l’arcobaleno’, prendete un po’ di noci, fagioli e cereali integrali, poi dirigetevi sicuri verso il banco del pesce. A volte potrete conoscere il vostro pescivendolo, altre no, ma fidatevi dell’odore, scegliete il vostro pesce e acquistatelo. Una volta a casa, avvolgetelo in un foglio da cucina con una spruzzata di vino e l’aggiunta di qualsiasi verdura desiderate, e il gioco è fatto”.  Vegani e vegetariani aumentano ogni anno, un business che fa golaUn nuovo tassello quello offerto da Cramer e McComsey allo sconfinato universo delle diete che vanno nella direzione di dare una risposta alla richiesta, in crescita anno dopo anno, di cibo più sano, biologico 770d04a5-4429-4f90-b253-e537595e33abe eticamente sostenibile. Secondo il Rapporto Italia 2015 dell’Eurispes vegetariani e vegani crescono ad un ritmo vertiginoso, ben 1.600 al giorno, passando così dal 6% del 2013 al 7,1% del 2014 fino all’8% del 2015. Questo notevole aumento nel numero di persone che scelgono una dieta “vegan” va di pari passo con l’incremento delle vendite di tutti quei prodotti fondamentali nel piato di vegani e vegetariani: così si è avuto un +17% di bevande sostitutive del latte, come la soia, il riso e la mandorla, un +24% di formaggi di soia e un +38% di zuppe di verdura pronte all’uso. Le grandi catene di supermercati hanno subito captato la nuova tendenza e da tempo ormai hanno scelto di dedicare alcune loro linee al cibo bio e vegano, da ViviVerde della Coop a Veg&Veg della Pam, da VeganOK di Esselunga a Veggie di Despar. Un’attenzione ai gusti vegan viene posta anche da chi si occupa di dar vita a prodotti della tradizione conosciuti e amati da secoli in tutto il mondo. Un esempio è quello del marchio leader nella produzione della focaccia genovese Lanterna che lancerà per la grande distribuzione la Focaccia con cipolla di Tropea IGP certificata, la Focaccia al Timo e Rosmarino e la Focaccia di semola di grano duro nel rispetto assoluto dei principi vegani più rigorosi. Questo significa non solo escludere qualunque alimento di origine animale dalla materia prima al prodotto finito, ma anche evitare l’assunzione di sostanze che siano state contaminate durante ogni singola fase del processo e che siano ottenute sfruttando in qualunque modo gli animali.

 

Da Alessandria a Parigi, iniziative vegan in tutto il mondo

Non solo le grandi catene di supermercati hanno deciso di cavalcare l’onda green ma anche realtà più piccole e decisamente innovative. Ad Alessandria, ad esempio, è stata aperta la prima pasticceria vegana. Si tratta di “I dolci di Gabri” e la titolare, Gabriela Heres, si è specializzata nel preparare ottime prelibatezze, dai baci di dama alla Sacher, dai cookies all’americana ai diplomat, tipici dolci rumeni, nazione di nascita di Gabriela, tutti rigorosamente vegani. È del Salento invece il primo vino assolutamente e completamente vegan. “Vegramaro”, il primo Negroamaro al mondo per vegani e vegetariani, è prodotto dalla cantina “Feudi” di Guagnano senza l’utilizzo di sostanze di origine animale durante tutte le fasi del processo produttivo, come per esempio l’albumina d’uovo o la caseina. L’attenzione alla filosofia green è totale e così tutto ciò che riguarda confezione e packaging è realizzato esclusivamente con materiali rinnovabili, dall’etichetta alla bottiglia, dal “tappo bio” all’innovativa chiusura “carbon neutral”. Sempre di più, poi, anche il settore pubblico e quello dei servizi si sta attivando per rispondere alle esigenze dei vegani. È milanese il primo esperimento di asilo vegan. Aperto da Federica Ferrobianchi nella zona di Città Studi e in grado di accogliere cinque bambini, si ispira ai principi del veganesimo nella scelta del cibo da offrire ai piccoli ospiti. L’iniziativa ha raccolto numerose critiche, in particolare dopo i recenti casi di neonati giunti in ospedale per carenze nutrizionali dovute proprio alle diete vegane messe in atto dai genitori.ed61f8da-cdca-466f-acb6-c453ef71088b Secondo Leonardo Pinelli, uno dei pochi pediatri vegani italiani, per una dieta vegana sicura “bastano pochi accorgimenti. Ad esempio, la fibra va introdotta dopo i diciotto-ventiquattro mesi perché altrimenti riduce troppo l’assorbimento di altri nutrienti. Bisogna fare largo uso di soia, ricca di proteine e amminoacidi essenziali, legumi, noci, mandorle, semi di lino”. Bisogna poi arrivare fino a Los Angeles per trovare quello che è stato eletto l’aeroporto più vegan-friendly del mondo, con il 90% dei ristoranti in grado di offrire un’ampia scelta di cibo per chi non mangia carne e derivati. Secondo il rapporto annuale della Physicians Committee for Responsible Medicine in realtà ad essere decisamente dalla parte di vegani e vegetariani sono tutti gli Stati Uniti, con il 71% dei locali presenti negli aeroporti attrezzati per servire piatti vegani a chi è in attesa di un volo, ben 25% in più rispetto al 57% del 2001. In Europa va decisamente peggio visto che solo Berlino, Londra e Parigi hanno aeroporti all’altezza della situazione. Ed è proprio Parigi la capitale vegan dell’Europa, con un intero quartiere, chiamato Veggietown, incentrato sulla filosofia veg e cruelty-free, tra il nono e il decimo arrondissement, nei dintorni della Rue de Paradis e della Rue du Faubourg-Poissonnière. In questo quartiere, infatti, sono ben 24 i locali totalmente veg-friendly e numerosi altri ristoranti e bar si preoccupano di offrire alternative vegan agli avventori.