- © Joachim Bertrand / COLAS

Strade solari capaci di raccogliere energia sufficiente per illuminare intere città. Un sogno? Tutt’altro. Addirittura potrebbe essere la mitica Route 66, la più famosa e celebrata strada americana, a diventare, nel giro di pochi anni, la prima autostrada solare degli Stati Uniti, che consentirà di immagazzinare elevate quantità di energia assicurando la stessa tenuta di strada delle superfici classiche.

 

Un percorso che si rinnova

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La Route 66, che inizia dal centro di Chicago per arrivare a Los Angeles, dopo la bellezza di 2.400 miglia, tre fusi orari e otto stati, verrà utilizzata come luogo per testare la tecnologia ideata dalla società Solar Roadways di Scott e Julie Brusaw. I due coniugi americani hanno raccolto i primi fondi per sviluppare la loro idea attraverso un’operazione di crowdfunding decisamente di successo tanto che ha permesso loro di raggiungere la ragguardevole cifra di 2 milioni di dollari. 31d54eff-0633-472f-b31c-7a144e3dbb91Ora lo stato del Missouri, uno degli stati interessati dal passaggio della Route 66 e interessato a un futuro a strade solari, ha concesso il permesso di installare i pannelli della Solar Roadways sul suo territorio. L’accordo tra società e il dipartimento dei trasporti del Missouri prevede di posizionare tali pannelli su alcuni tratti della strada per raggiungere l’importante obiettivo di produrre sufficiente energia solare da provvedere alle necessità energetiche degli edifici, della segnaletica e dell’illuminazione delle aree limitrofe. Il primo test avverrà installando i pannelli sui marciapiedi. Il secondo step, nel caso di pieno successo di questo primo test, sarà poi testare la tecnologia sulla superficie stradale. Il sistema brevettato da Solar Roadways è composto da pannelli solari particolari che, posizionati sulla strada, possono sostenere un peso pari a quello di un autoarticolato grazie all’utilizzo di un vetro temperato molto resistente. Il vetro è dotato poi di una superficie di trazione simile a quella dell’asfalto. Ciascun pannello contiene una serie di led che gli consentono di creare linee e segnali senza l’uso di elettricità. Contiene inoltre un sistema riscaldante utile per sciogliere la neve e il ghiaccio e assicurare così condizioni ottimali di viaggio anche in presenza di fenomeni atmosferici avversi. Inoltre nei pannelli si trovano dei microprocessori che li rendono intelligenti, in grado di comunicare tra di loro, con una centralina e con gli stessi autoveicoli. Secondo Tom Blair, assistente ingegnere del dipartimento dei trasporti del distretto di St. Louis e a capo del programma di pianificazione stradale nominato “Road to Tomorrow”, “se la previsione della Solar Roadways si rivelerà realistica, le strade solari potranno diventare completamente autosufficienti nei costi”. Questa tecnologia, alla pari di altre in via di sviluppo, sempre secondo Mr. Blair “sarà alla base di un profondo processo rivoluzionario per quanto riguarda i sistemi di trasporto che siamo abituati da anni a conoscere e a usare. Tutto ciò sta accadendo velocemente e sarà dirompente”.

 

Non solo strade solari per auto: dalle piste ciclabili energia da vendere

Il sistema della Solar Roadways è stato brevettato e sviluppato negli stessi anni in cui anche un’altra azienda ha lavorato per rendere le strade solari. Si tratta della olandese Solar Road che nel 2014 aveva inaugurato, in un tratto di circa 70 metri, una strada coperta da pannelli solari e utilizzata come pista ciclabile. Meno di un anno dopo e grazie a continui test dovuti al passaggio delle biciclette sulla strada, la compagnia ha potuto ufficializzare l’ottimo risultato raggiunto: Solar Road, infatti, nei soli primi sei mesi di vita è riuscita a produrre ben 3.000 KWh di energia. Ciò significa, come spiega Sten de Wit, portavoce della società olandese, “energia tale da alimentare una piccola abitazione per un anno oppure da assicurare l’energia necessaria ad uno scooter elettrico per realizzare due volte e mezzo il giro del1baf6a80-f396-4a65-9da6-3abe0657ac8d mondo”. Il calcolo, quindi, consente di stimare che si potrà ottenere da Solar Road più dei previsti 70 KWh per metro quadrato l’anno. A tale numero, previsto come limite massimo di produzione energetica, si era giunti infatti nei test di laboratorio effettuati dal team della Solar Road, numero che è stato dunque felicemente superato dalla realtà. La strada olandese, realizzata nella città di Krommenie, lungo la provinciale N203, è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. È composta da due corsie, una delle quali è rivestita da celle solari di 2,5-3,5 cm posizionate sotto uno strato di vetro temprato dello spessore di circa 1 cm e poi ricoperto da un ulteriore rivestimento resistente e lucido. Nella seconda corsia, invece, non sono state posizionate tali celle in modo che possa essere usata come test per diversi tipi di superfici. Al momento i dubbi sulla tecnologia della Solar Road riguardano soprattutto la manutenzione dei pannelli. La copertura in vetro di alcuni pannelli, infatti, sarebbe soggetta facilmente alla rottura a causa dell’uso continuo. Ciò potrebbe comportare una frequenza di riparazione notevole e dunque costi alti di manutenzione.

 

La Francia investe sulle strade solari

A livello europeo è certamente la Francia il Paese che sembra credere di più e voler maggiormente investire tempo e denaro nello sviluppo delle strade solari. È infatti dell’inizio del 2016 l’annuncio dato dal ministro dell’Ecologia e dell’Energia francese, Ségolene Royal, di voler realizzare ben 1000 km di strade solari entro cinque anni.  A questo annuncio è seguito, sempre nei primi mesi dell’anno, lo stanziamento di circa 5 milioni di euro per sostenere tale progetto, progetto che, se avrà successo, riuscirà ad assicurare energia a cinque milioni di famiglie, l’otto per cento della popolazione nazionale. L’appalto è stato assegnato alla società Colas che utilizzerà la sua tecnologia Wattway per realizzare tale progetto.  I pannelli Wattway sono piastrelle a base di silicio policristallino di pochi millimetri di spessore e al contempo molto resistenti. Il vetro è sostituito da un substrato composto da resine e polimeri, che è tanto trasparente da lasciar passare la luce del sole ma allo stesso tempo tanto forte da sopportare il traffico pesante. “Il segreto – secondo Hervé Le Bouc, amministratore delegato di Colas – sta tutto nella resina capace di proteggere le celle, che sono molto fragili, senza modificare la tenuta di strada dei veicoli. Se rivestissimo di pavimentazione solare un quarto delle strade nazionali – aggiunge poi – riusciremmo ad assicurare alla Francia l’indipendenza energetica”. Venti metri quadrati coperti da Wattway, infatti, permetterebbero di rispondere alle esigenze energetiche di una famiglia media mentre un chilometro quadrato sarebbe in grado di illuminare addirittura una cittadina di 5mila abitanti. Aspetti molto positivi assicurati dalla tecnologia Wattway sono inoltre la capacità di adattarsi alla dilatazione termica della carreggiata, la possibilità di incollare la strada solare direttamente su quella precedentemente esistente, la stessa adesione rispetto alle superfici tradizionali, la resistenza a qualsiasi condizione atmosferica. Proprio per questo il Ministero presieduto da Ségolene Royal ha deciso di seguire un percorso in diverse tappe per arrivare ad utilizzarla sulle strade francesi: si inizieranno test su piccole zone a traffico limitato per poi passare a superfici medie, dai 100 ai 150 mq, e soprattutto caratterizzate da traffico di mezzi pesanti. Successivamente i pannelli verranno installati su grandi superfici con quantità di traffico più realistiche per poi arrivare, nei cinque anni, a pavimentare i 1000 chilometri di strada solare annunciati.

 

Strade solari, un progetto anche dall’Italia

Anche il nostro Paese ha dato il suo contributo allo sviluppo delle strade solari. È infatti di pochi anni fa il progetto sviluppato e brevettato da Luciano Paoletti di creare delle “autostrade energetiche”. L’idea era semplice: perché non sfruttare i chilometri di aree non destinabili ad altre attività produttive utili come, ad esempio, gli spartitraffico presenti nella autostrade italiane? Il progetto prevedeva così di applicare dei pannelli solari sulle aree divisorie in cemento che separano le carreggiate autostradali. L’energia prodotta da tali elementi potrebbe poi essere impiegata dalle società autostradali per l’illuminazione delle vie di comunicazione e per la segnaletica e addirittura potrebbe essere venduta a terzi in caso di surplus. Al momento tale progetto è rimasto ancora sulla carta in attesa che ci siano la voglia e gli investimenti necessari a renderlo realtà, così come succede negli altri paesi che si stanno mettendo alla prova con queste nuove tecnologie solari.