I nuovi studi che arrivano sull’inquinamento atmosferico da varie parti del mondo, dalla Svezia come dai Paesi asiatici, non lasciano dubbi: lo smog risulta essere tra le principali cause di malattia e decessi a livello mondiale.

 

Particelle inquinanti causano invecchiamento precoce della pelle

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Secondo uno studio condotto da studiosi internazionali, europei e asiatici, è ormai comprovato un collegamento tra la presenza delle particelle di NO2, diossido di azoto, e l’aumento delle macchie sulla pelle. Studiando alcuni campioni di persone sia in Germania che in Cina è stato evidenziato come le macchie di età sulle guance siano aumentate del 25% con un relativamente piccolo aumento dell’inquinamento, 10 microgrammi di NO2 per metro cubo. Se si pensa che in grandi città popolose come Londra o New York i livelli di NO2 raggiungono sistematicamente numeri molto superiori, arrivando anche a 200 microgrammi di NO2 6e57503c-9096-48ce-a7bc-23048dfb154dper metro cubo, si capisce quale sia la portata del problema. Jean Krutmann, direttore tedesco del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine e uno degli autori dello studio, sottolinea che, ovviamente, a contribuire ad un precoce invecchiamento della pelle sono, senza dubbio, anche altri fattori come l’esposizione ai raggi UV, l’alimentazione e il fumo ma questi recenti studi sono chiari nell’indicare l’inquinamento atmosferico come quello principale per le macchie sulle guance. La ricerca scientifica è quindi sempre più concorde nell’aggiungere anche questo tipo di problematica alla lunga lista di patologie dovute all’inquinamento dell’aria.

 

La ricerca cosmetica verso una soluzione

Di conseguenza, le più grandi società di cosmetici al mondo stanno cercando delle soluzioni, compreso lo sviluppo di medicinali che riescano a intervenire bloccando il danno biologico. Ma i medici avvertono che alcune routine di cura della pelle messe in atto quotidianamente, come ad esempio gli scrub, rischiano di rendere i danni da inquinamento dell’aria ancora peggiori. Come spiega in modo particolareggiato il dottor Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia in Humanitas, “fino a dieci anni fa l’inquinamento atmosferico era fatto da particelle grosse, dovute ai riscaldamenti a nafta e alle emissioni dei motori diesel senza catalizzatore, piano piano però i sistemi di combustione si sono raffinati così queste particelle grosse sono praticamente scomparse, ma ne sono apparse delle altre molto più piccole, talmente piccole da penetrare nella pelle che di fatto le assorbe. Queste microparticelle, note con la sigla PM, in pratica sono in grado di saltare la funzione barriera dell’epidermide e questo consente loro di entrare in contatto con le cellule viventi della pelle stessa e in un secondo tempo diffondersi nel sangue. La pelle di per sé non mostra particolari cambiamenti ma il lavorio che le cellule devono fare per neutralizzare le micro particelle porta a un invecchiamento precoce della pelle”. A subire i maggiori effetti negativi sono le donne, come detto a causa delle creme che normalmente usano nelle loro routine quotidiane: “La naturale funzione di barriera della pelle è un buon elemento di protezione – continua il dottor Monti – ma quando sulla pelle applichiamo cosmetici in crema, dalla semplice crema idratante al fondotinta, e usciamo di casa le microparticelle si attaccano ai grassi contenuti in queste sostanze, cioè rimangono inglobate nel trucco. Una volta aderite piano piano vengono assorbite all’interno delle cellule viventi. Se viceversa la donna non mettesse ad esempio nessuna crema, queste particelle avrebbero scarsa possibilità di penetrare nella pelle, e verrebbero eliminate con la desquamazione”.

 

Inquinamento atmosferico, un’emergenza planetaria

Risale a metà maggio l’ultimo grido d’allarme proveniente dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha delineato livelli davvero preoccupanti per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. L’inquinamento dell’aria è infatti cresciuto dell’8% a livello globale negli ultimi cinque anni, secondo i dati raccolti in ben 3mila città di tutto il mondo. Le aree più inquinate risultano essere il Medio Oriente, il Sud-Est asiatico e il Pacifico occidentale: qui, a causa di inquinanti nell’aria dovuti ai trasporti, all’industria, all’agricoltura e agli usi domestici dell’energia, i livelli di particelle nocive sono tra le 5 e le 10 volte superiori alla soglia di guardia definita dall’Oms. L’India è il Paese che si aggiudica la maglia nera con ben 4 delle prime 5 città più inquinate del mondo, Gwalior, Allahabad, Patna e Raipur, anche se la prima è in realtà Onitsha, un porto in rapida crescita nel sud-est della Nigeria 45f192b3-306d-4775-908c-bccf49e5065cche ha registrato livelli di circa 600 microgrammi per metro cubo di PM10, circa 30 volte superiore al livello consigliato, che è di 20 microgrammi per metro cubo. Ogni anno tali livelli di inquinamento causano circa 3 milioni di morti premature, più della malaria e dell’HIV/AIDS. Tale tragico bilancio è destinato però a raddoppiare a causa dell’aumento della popolazione e del numero di automobili in circolazione. Le stime dell’OCSE arrivano infatti a peggiorare le previsioni: da qui ai prossimi 40 anni l’inquinamento atmosferico dovuto a industria, agricoltura e trasporti è destinato a causare in tutto il mondo almeno 9 milioni di morti premature ogni anno. Aumentano le patologie per reni e denti a causa dell’inquinamento atmosfericoUn nuovo studio pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology (JASN) evidenzia una correlazione tra alti livelli di inquinamento dell’aria e un maggior rischio di danni ai reni. Gli esperti hanno incrociato i dati relativi al particolato, a quelli relativi al tasso di malattie renali registrate in un campione di 71.151 pazienti per un periodo di 11 anni. I risultati sono decisamente preoccupanti: le probabilità di sviluppare la nefropatia membranosa, che può portare a insufficienza renale, è aumentato del 13% annuo nel periodo di studio. Arriva dall’India invece l’allarme relativo all’impatto che l’inquinamento atmosferico avrebbe sulla salute dentale, in particolare sulla insorgenza della carie. Ricercatori dell’Indian Institute of Science Education and Research di Calcutta hanno infatti sottolineato come chi vive in ambienti in cui la qualità dell’aria è peggiore, con alti livelli di anidride solforosa o molecole di acido cloridrico e solforico, ha maggiori probabilità di avere problemi odontoiatrici. Questo è spiegato semplicemente: le sostanze nocive si dissolvono nella saliva, rendendola più acida e facendo scendere il pH sotto il 5.5. Ciò vuol dire che una cavità orale più acida diventerà l’ambiente ideale per lo sviluppo di eventuali patologie ai denti. 

 

Inquinamento atmosferico e malattia mentale. 

Sul BMJOpen, un giornale online dedicato alle tematiche mediche, è stato reso pubblico un recente studio che per la prima volta ha messo in collegamento l’inquinamento atmosferico con le patologie psichiatriche nei bambini e nei ragazzi. Tale studio ha esaminato l’esposizione all’inquinamento di oltre 500mila minori di 18 anni in Svezia e ha confrontato questo dato con le registrazioni di farmaci prescritti per le malattie mentali, dai sedativi agli anti-psicotici. “I risultati – ha spiegato la dott.ssa Anna Oudin della Umeå University, che ha condotto lo studio – possono significare che una concentrazione più bassa di inquinamento atmosferico, in primo luogo quello dovuto al traffico, può ridurre i disturbi psichiatrici nei bambini e negli adolescenti”. Anche secondo il professor Frank Kelly del King’s College di Londra i risultati di questa ricerca sono decisamente importanti: “Questo studio è la prova che i bambini sono particolarmente sensibili alla cattiva qualità dell’aria, probabilmente perché, a causa del loro particolare stile di vita – che li porta a essere molto attivi e spesso all’aria aperta – sono maggiormente esposti a dosi elevate di inquinamento atmosferico. I loro organi, poi, ancora in via di sviluppo possono essere più vulnerabili, questo fino al raggiungimento della completa maturità”. Ci sono stati anche diversi studi precedenti che hanno trovato associazioni tra l’inquinamento atmosferico e i disturbi di tipo autistico e l’apprendimento e lo sviluppo nei bambini. Questo nuovo studio svedese è importante perché va ad aggiungere una ulteriore prova all’assunto che l’inquinamento atmosferico può avere effetti negativi sul cervello dei bambini e degli adolescenti.