Il “made in Italy” non è solo uno slogan, ma sempre più una vera e propria missione, soprattutto s diventa un’importante volano anche per la green economy. Perché è l’autenticità del prodotto ‘fatto in Italia’ è da sempre la forza del nostro Paese e di sicuro tale valore non è imitabile. Con l’approvazione, qualche mese fa, della L.221/2015 si è avviato il percorso per la definizione del primo schema di una nuova certificazione ambientale nazionale, una versione nostrana dell’Impronta ecologica di prodotto (Pef) definita dalla Raccomandazione 2013/ 179/UE della Commissione. 874f0110-bac9-44af-ab43-db8e3ee982e2Il passo è davvero importante perché si vuole legare la dichiarazione di sostenibilità dei prodotti alla loro italianità, per mostrare come un prodotto di qualità possa anche essere made in Italy e anche “green”. La Camera, approvando dunque in via definitiva, dopo una lunga gestazione, il Collegato Ambientale, ci indica “disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. «Finalmente, dopo un lungo percorso, il Collegato Ambientale è legge dello Stato», ha dichiarato soddisfatto il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, definendolo «un bel passo in avanti nella direzione dell’accordo raggiunto a Parigi e dell’impegno europeo verso l’economia circolare». Mentre l’Unione Europea si muove in questa direzione ponendosi come forza trainante per i Paesi membri, quindi, anche in Italia il governo ha iniziato a guardare alla green economy in modo più positivo. Il segnale che viene dall’attuale legge di stabilità, detta anche finanziaria verde, lo dimostra, anche con un collegato ambientale sensibile, almeno in linea di principio, ai temi della sostenibilità. Vi si trovano ad esempio agevolazioni per i comuni virtuosi in ambito di rifiuti e raccolta differenziata, stanziamenti per una mobilità pulita, una rinnovata attenzione per i dissesti idrogeologici e la conservazione del territorio, oltre alla nuova necessaria norma contro i microrifiuti (un caso su tutti, i mozziconi di sigaretta).

 

Green economy ed economia circolare

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L’Italia non è più dunque il brutto anatroccolo della green economy, anche qui stanno nascendo buone idee e nuove soluzioni per una green economy efficiente. Sono molte le forze nel nostro Paese che si impegnano in questa direzione, forze spesso molto frammentate, come spesso accade, ma che dimostrano il desiderio, a diversi livelli, di trovare soluzioni per diminuire il nostro impatto sul mondo che ci ospita e allo stesso tempo creare un’economia che sappia cogliere le numerose opportunità di business. Viene dunque istituito il nuovo marchio di qualità volontario, “Made Green in Italy”, che dovrebbe indicare e comunicare al consumatore l’impronta ambientale dei prodotti. Questo schema intende agevolare la promozione dei prodotti e servizi italiani nel mondo, potendo contare su dichiarazioni scientifiche certificate che garantiscano anche ai nuovi partner commerciali la solidità delle proprie affermazioni. La globalizzazione e l’internazionalizzazione dei prodotti nazionali 1e5004bd-d1ef-4566-bb79-e675140206e1può passare anche da questi strumenti innovativi, che tra l’altro avranno la responsabilità di rinforzare la nostra credibilità nei paesi dove non è ancora pienamente riconosciuta la qualità delle nostre produzioni e la professionalità dei nostri comparti industriali. Alcuni elementi di questo particolare settore della green economy sembrano già essere ben delineati, pertanto dovrebbe trattarsi di uno schema certificativo che autorizza all’utilizzo di un logo riportante le prestazioni del prodotto/servizio. Con ogni probabilità si utilizzerà una scala di valutazione similare a quella dei certificati energetici, sarà assegnata una sigla tra “A” e “G” in funzione del livello di sostenibilità ambientale dei singoli parametri analizzati, ma si dovranno attendere i successivi passaggi per dire con certezza quale sarà il funzionamento di dettaglio del Made green in Italy. Il Legislatore ha previso un particolare focus per i prodotti agricoli, esplicitamente citati come categoria prioritaria per cui definire le specifiche per la certificazione. Inoltre è previsto un piano di lavoro complessivo che sarà adottato entro un anno nella forma di un Piano d’azione nazionale in materia di consumo e produzione sostenibili, e che preveda particolare attenzione al settore del turismo. L’impronta ambientale dei prodotti è una misura che, sulla base di un set di criteri, indica le prestazioni ambientali di un prodotto o servizio nel corso del rispettivo ciclo di vita, e devono essere valutati i seguenti elementi per l’inclusione nel profilo di utilizzo delle risorse e di emissioni: l’acquisizione delle materie prime e prelavorazione, i beni strumentali, deve cioè essere utilizzata la riduzione lineare, la produzione, distribuzione e stoccaggio dei prodotti, la fase di utilizzo, la logistica e il fine vita. Questo schema permetterà di promuovere i prodotti e servizi italiani più agevolmente, potendo contare su dichiarazioni tecniche certificate che garantiscano agli stakeholder aziendali la solidità delle affermazioni circa la sostenibilità ambientale dei prodotti nazionali. L’internazionalizzazione dei prodotti italiani può passare anche da questi strumenti innovativi, che tra l’altro avranno la responsabilità di rinforzare la credibilità delle produzioni italiane nei paesi dove questa non è ancora riconosciuta appieno.

 

Progetti pilota della Commissione Europea

La Commissione Europea sta procedendo alla realizzazione di un elevato numero di progetti pilota di green economy all’italiana con l’intenzione di mettere a punto gli aspetti tecnici e procedurali dei diversi contesti in cui questi strumenti saranno applicabili. I progetti pilota hanno tempistiche diverse, ma l’intenzione della Commissione europea è la conclusione dell’intero pacchetto di sperimentazioni entro l’anno in corso, per definire le modalità più efficaci per valutare e comunicare l’impronta ambientale dei prodotti del sistema produttivo italiano, al fine di sostenerne la competitività sui mercati nazionali e internazionali, valorizzare le esperienze positive di qualificazione ambientale dei prodotti di cluster di piccole imprese, attraverso l’adozione di misure atte ad agevolare l’adesione allo Schema “Made Green in Italy” da parte di gruppi di imprese.