Nomadi digitali, la postazione di lavoro è un optional

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Sono un popolo in crescita e in continuo movimento, i nuovi nomadi digitali. Insofferenti alla routine e abilissimi nello sfruttare le possibilità professionali sul web e le opportunità delle latitudini del pianeta a basso costo e alta tecnologia, riempiono pagine di blog e sfornano ricerche di mercato da un Internet café di Bali o da uno spazio di coworking a Londra. Si tratta di spazi che permettono ai nomadi digitali – giovani imprenditori e professionisti – di lavorare fianco a fianco, avere consulenze gratuite da esperti in diversi settori e fondi per lanciare le loro iniziative economiche. Si tratta di un’imprenditoria sostenibile e leggerissima, che può stare in una valigia. E seguita da una capanna su una spiaggia tropicale. b6221581-e56e-4b83-850b-9520747be706Freelance liquidi, tanto per citare l’immenso Bauman. Blogger, giornalisti, web designer, programmatori, fotoreporter, lavoratori del cosiddetto “ecosistema digitale”. E non solo. Gli impieghi del futuro, e in fondo anche del presente, non saranno più quelli di oggi. Ce l’hanno ripetuto milioni di volte. Buona parte di questi lavori sarà intermediata se non del tutto basata su internet. Detto in altre parole: senza la minima necessità di un ufficio in un posto specifico invece che in un altro. Tanto vale, a questo punto, trasformare una crisi di sistema in una fonte di opportunità e porsi una domanda: perché devo rimanere a Roma, Milano, Amsterdam, Londra o Parigi per svolgere delle mansioni che potrei comunque portare a termine da qualsiasi angolo del pianeta? Da un posto magari ben più economico, che non ho mai visitato e dove splenda spesso il sole?

 

Nomadi digitali sotto questo sole

Non si deve esagerare però. «Lavorare su un’amaca davanti al mare è un’immagine accattivante, ma poco realistica», dice Johannes Voelkner, esperto di marketing online e autore di Web-Work-Travel, una guida per nomadi digitali. «In spiaggia ci si distrae, con il sole e il vento si lavora male. Le connessioni wi-fi raramente sono buone. Molto meglio uno spazio di lavoro condiviso e un caffè con un collegamento veloce». La fortuna è che ce ne sono molti, in località da sogno e poco conosciute. Così è questione di minuti passare dal computer alla tavola da surf. La generazione dei giovani di oggi non ha bisogno di un luogo fisso dove vivere e lavorare. Moltissimi mestieri ormai si svolgono online, condizione che permette di vivere sei mesi a Roma, spostarsi due mesi sull’oceano in Portogallo, e poi, per esempio, viaggiare in Sud America per altri quattro mesi.ce04b94b-090b-4f57-b9a4-9b7ba5825ed5 Web designer, grafici, musicisti, giornalisti, e tante, tantissime altre figure professionali, non necessitano che di un laptop e di una buona connessione per lavorare. Ecco che fioriscono uffici temporanei, spazi condivisi e casette mobili per chi fa dello spostamento una scelta di vita. Il modello di vita dei nomadi digitali sembra ricalcato su quello delle generazioni di artisti e scrittori espatriati, negli anni Venti e Sessanta del secolo scorso.

 

Una tribù che lavora

I nomadi digitali sono una vera e propria tribù ecosostenibile: sono una grossa fetta di popolazione, tutte quelle persone, di ogni età e ceto sociale, che lavorano online, e quindi non necessitano di un luogo fisico fisso dove esercitare la propria professione. Oggi sono molti i mestieri digitali, e lo smart working, un tempo chimera dalle connotazioni esotiche, è invece una realtà per milioni di persone in tutto il mondo, in particolare per i giovani. Ecco quindi che la necessità di vivere in un solo posto non sussiste più, e che come postazione di lavoro bastano un computer, una presa per la corrente, un modem portatile: un mini-ufficio sostenibile per l’ambiente, insomma. Una workstation compatta, ridotta all’essenziale, e possibilmente mobile: un tiny office. Se le tiny houses, case in miniatura dotate di tutti i comfort grazie all’incastro perfetto di ogni singolo elemento e naturalmente un buono spirito di riduzione all’essenziale di chi ci abita, sono oramai una realtà consolidata, i nomadi digitali non potevano non concepire il concetto di tiny office. 0cab1472-4de0-450b-a90c-1b78718c7b5cGli esempi sono diversi, il concetto di ufficio portatile in miniatura sta proliferando, e i designer ne progettano di adatti a qualsiasi situazione: per la campagna, la città, o semplicemente da mettere in un giardino. Kantoor Karavaan per esempio è una firma olandese che realizza dei piccoli caravan dall’estetica ultra-vintage, in legno, equipaggiati con pannelli solari per far funzionare l’elettricità al loro interno (wi-fi e macchina del caffè inclusa): ideali per chi ama la vita nella natura o semplicemente andare in campeggio. Pensato invece per muoversi in città, il progetto di tiny office di Ikke en Pind, è stato concepito dal designer danese Jonas Hallberg, proprio per sopperire alla sua necessità di accogliere i clienti in un luogo accogliente ma allo stesso tempo professionale, ma anche per essere in grado di avvicinarsi a loro quando necessario, è nato questo modulo su ruote con tanto di piccola stufa a legna al suo interno (d’altronde stiamo parlando di Danimarca). Altra soluzione, è quella di MOSS, creato da Victor Vetterlein, un ufficio mobile prefabbricato completamente autosufficiente, grazie alla struttura altamente isolante, pannelli solari sul tetto, turbine eoliche, riscaldamento a pavimento: un mini gioiello di ingegneria green.

 

Wireless generation

In poche parole, chi vive lo stile di vita dei nomadi digitali, è semplicemente una persona che ha deciso di lasciare un posto di lavoro fisso e un ufficio, con tutti i suoi costi economici e per l’ambiente, per lavorare viaggiando per il mondo e sul web. Ma non basta viaggiare su internet per potersi definire un nomade digitale, è necessaria un’idea nuova di vita. Il mondo anglosassone ha già capito che questo sarà il futuro. In America recenti studi dichiarano che la “wireless generation”, la generazione senza fili, conti circa 63 milioni di lavoratori (stima del Forester Research), praticamente un americano su cinque. Insomma, è finita l’era dei lavoratori in vacanza. Oggi i nomadi digitali vivono in “vacanza”, ma lavorano più di prima: è una generazione che non si sposta per inseguire panorami esotici, ma che si sposta seguendo il fuso orario giusto e le connessioni veloci.