Fagioli, fave, lenticchie e ancora piselli, ceci e lupini: i legumi sono i protagonisti dell’anno Internazionale decretato dall’Onu, perché fanno bene alla salute degli uomini ma anche del pianeta.

 

Più coltivazioni di legumi per una maggiore sostenibilità

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Un recente studio condotto nell’ambito del progetto dell’Unione Europea denominato “Legume Futures” e pubblicato sulla rivista “Frontiers in Plant Sciences” sostiene che aumentare la percentuale di coltivazioni dedicate ai legumi all’interno delle produzioni agricole europee potrebbe rivelarsi una scelta positiva sia a favore della sostenibilità che a favore della salute delle popolazioni del Vecchio Continente. I ricercatori hanno testato l’integrazione dei legumi nelle altre coltivazioni in cinque diversi casi studio effettuati con diverse condizioni climatiche e con differenti sistemi di coltivazione.acf1ce84-9de8-4b11-be18-f6895f233f20 I risultati sono stati chiari nel sottolineare i benefici portati dall’inserimento dei legumi: le emissioni di ossido di azoto sono diminuite del 20-30%, l’utilizzo di fertilizzanti è sceso del 25% in almeno il 40% dei casi. Secondo il tedesco Moritz Reckling del Leibniz Centre for Agriculture Research (Zalf), uno degli autori dello studio, i legumi dunque “sono capaci di fissare nel terreno l’azoto presente in atmosfera contribuendo da un lato a ridurre la necessità di fertilizzanti e dall’altro a ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera”. Poiché in Europa solo il 2% dei terreni coltivabili è utilizzato per i legumi, a fronte di una schiacciante presenza dei cereali, l’Onu ha scelto di dedicare a tali alimenti un intero anno per promuoverne i benefici a livello globale. Utilizzando lo slogan “Semi nutrienti per un futuro sostenibile”, ha deciso di sensibilizzare e aumentare la consapevolezza dei vantaggi derivanti dall’utilizzo dei legumi, di promuoverne e incrementarne la produzione e il commercio e di incoraggiare utilizzi nuovi e più intelligenti lungo tutta la catena alimentare. Al lancio dell’Anno Internazionale dei Legumi, lo stesso José Graziano da Silva, Direttore Generale della Fao, aveva affermato che: “I legumi sono importanti coltivazioni per la sicurezza alimentare di una grande percentuale della popolazione mondiale, in particolare in America Latina, in Africa e in Asia, dove sono parte delle diete tradizionali e spesso coltivati dai piccoli agricoltori. Per secoli sono stati una parte essenziale delle diete umane. Tuttavia, il loro valore nutrizionale non viene generalmente riconosciuto ed è spesso sottovalutato”. Lo stesso Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva dichiarato che “i legumi possono contribuire in modo significativo ad affrontare la fame, la sicurezza alimentare, la malnutrizione, le sfide ambientali e la salute umana”.

 

Un aiuto per la salute dell’uomo

Nel sito della Fao è stato messo a disposizione un quantitativo davvero importante di documenti, volantini, infografiche, video, testimonianze e un intero blog con le esperienze dei coltivatori e dei consumatori, che sottolineano perché i legumi dovrebbero entrare a far parte della dieta delle persone. Intanto viene evidenziato come siano una fonte vitale di proteine di origine vegetale e aminoacidi per le persone in tutto il mondo e dovrebbero essere consumati come parte di una dieta sana per affrontare l’obesità, nonché per prevenire e aiutare a gestire le malattie come il diabete, le patologie coronariche e il cancro. I legumi sono indicati per ogni tipo di persona, in particolare per i bambini, per le donne in età riproduttiva, per i celiaci e per vegani e vegetariani. Sono ricchi di fibre, di calcio, di ferro, sono un’ottima fonte di vitamine come l’acido folico, importante per combattere patologie come la spina bifida. In particolare, i ceci combattono i trigliceridi, i fagioli abbassano la pressione, le fave ripuliscono il colon, le lenticchie sono antiossidanti. Nonostante ciò, i legumi sono però poco presenti nelle nostre tavole: nel nostro Paese il loro consumo arriva infatti poco sopra i 3 kg all’anno rispetto ai 15 kg del secondo dopoguerra. Pagano forse il fatto di essere da sempre considerati parte di quella che era chiamata la dieta “povera” perché in passato erano scelti da coloro che non potevano permettersi l’acquisto e il consumo di carne. In realtà, come abbiamo visto, l’aggettivo povero non dovrebbe assolutamente essere collegato a questo alimento. Durante un evento svoltosi a Roma nel mese di aprile intitolato “Soils and pulses; symbiosis for life”, Mahmoud Solh, direttore generale del Centro internazionale per la ricerca agricola nelle zone aride (Icarda), ha voluto portare, a conferma dei benefici sulla salute assicurati dai legumi, uno studio effettuato in Sri Lanka: somministrando per 60 giorni lenticchie ricche di ferro a bambini si è registrato un miglioramento del 90% dei loro valori ematici, dimostrando la notevole efficacia dei legumi nell’affrontare problematiche come l’anemia e la malnutrizione nei paesi in via di sviluppo.

 

I legumi amici della Terra

Come abbiamo già visto, il primo grande beneficio che i legumi apportano ai terreni è quello di migliorare la fertilità del suolo grazie alla loro capacità di fissare l’azoto nel terreno. Secondo alcune stime infatti i legumi possono fissare tra i 72 e i 350 kg di azoto per ettaro all’anno. Le leguminose, dunque, lavorando in simbiosi con alcuni batteri, possono arrivare a convertire l’azoto atmosferico in composti azotati, utilizzati per la coltivazione, migliorando così la fertilità del suolo. Ma i benefici effetti dei legumi non finiscono qui. Grazie alla coltivazione dei legumi, i coltivatori possono promuovere la biodiversità agricola e la biodiversità del suolo. I legumi possono contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti sintetici utilizzati per introdurre azoto artificialmente nel terreno. I gas serra vengono rilasciati durante la fabbricazione e l’applicazione di tali fertilizzanti e il loro uso eccessivo può essere dannoso per l’ambiente. Tuttavia, i legumi fissano l’azoto atmosferico nel terreno naturale, e in alcuni casi anche il fosforo nel suolo, riducendo così notevolmente l’esigenza di fertilizzanti sintetici. Infine, l’uso dei legumi come colture di copertura e nei sistemi di colture consociate, cioè piantandoli tra altre coltivazioni o come parte di sistemi di rotazione, può ridurre l’erosione del suolo e contribuire a controllare infestazioni e malattie, riducendo l’utilizzo di pesticidi chimici in agricoltura. Inoltre anche da un punto di vista economico, ceci e fagioli possono essere una scelta per lo sviluppo. Per gli agricoltori, infatti, i legumi sono una coltura importante perché possono essere sia vendute che consumate in famiglia. I legumi offrono ai contadini margini di guadagno maggiori rispetto ai cereali e possono quindi giocare un ruolo chiave anche nella lotta alla povertà.

 

Nuove idee per l’uso dei legumi

Sembra proprio seguire uno degli obiettivi proposti dall’Onu, quello di incoraggiare nuovi utilizzi dei legumi, la società americana Ripple che ha lanciato sul mercato il suo latte derivante dai piselli gialli. Questa nuova bevanda, indicata per i vegani e per gli intolleranti al lattosio, è particolarmente ricca di fibre e di proteine e povera di grassi, perfetta quindi anche per le diete ipocaloriche. Secondo il sito della Ripple, mentre il latte di anacardi, mandorle e cocco contiene poche o nessuna proteina, il latte di piselli ne ha ben otto grammi per porzione, più di un uovo. Di conseguenza aiuta a raggiungere presto il senso di sazietà. 2520a248-58b6-402c-91ce-0dab352da9deI piselli contengono anche aminoacidi che possono aiutare a ridurre il grasso della pancia e poiché sono facilmente digeribili possono prevenire il gonfiore che alcune persone soffrono dopo aver bevuto il latte di mucca. Ancora più innovativo il progetto di ricerca Leguval seguito a livello europeo con l’obiettivo di valorizzare i sottoprodotti della lavorazione dei legumi per l’estrazione di proteine e fibre, destinate alla realizzazione di nuovi materiali biodegradabili, che possano essere utilizzati nei settori degli imballaggi, dell’agricoltura e automobilistico. Il progetto, iniziato nel 2013, è ora alle fasi finali. “Durante le prime fasi del progetto – ha spiegato Angela Montanari, responsabile Dipartimento Imballaggi di Ssica, una delle aziende partner del progetto – il lavoro si è concentrato principalmente sullo studio delle diverse tipologie di scarti di legumi e sulla messa a punta del metodo estrattivo delle proteine e fibre prima in laboratorio e poi su impianto pilota, da parte di Ssica. Una volta ottimizzato il metodo per gli scarti di piselli, selezionati come materiali di partenza, sono state estratte le proteine e le fibre, poi utilizzate dagli altri partner (Tecnalia, Ipcf, Polieko) per lo sviluppo di coating, film e vasetti. Per i prossimi mesi è prevista la fase finale di validazione dei risultati ottenuti, con la realizzazione dei materiali messi a punto anche su scala semi-industriale, presso alcune aziende coinvolte nel progetto (Tuba e Polieko). L’obiettivo finale è quello di realizzare anche su scala semi-industriale i diversi materiali sviluppati durante l’attività di ricerca, con l’obiettivo di offrire una valida alternativa, bio, rinnovabile ed eco-sostenibile, alle plastiche derivanti dal petrolio. Dai fagioli, infine, la prima carta per il packaging eco-sostenibile, 100% riciclabile, l’unica a essere certificata per il contatto diretto con gli alimenti. Si tratta di Crush Fagiolo ed è nata nell’ambito del progetto etico “Save the Waste” dell’impresa vicentina Pedon, leader del settore di cereali e legumi.