Le campagne anti fracking stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo, dal Brasile a New York, passando per la Gran Bretagna. Con il termine inglese fracking si intende una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale che sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno: è impiegata per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose e per consentirne un recupero più rapido e completo. 79626c5d-ce9e-40d2-acb1-1b00a326dc8eLe fratture create nel terreno possono essere ovviamente sia naturali che artificiali: in quest’ultimo caso è l’uomo a creare delle “fessure”, che poi vengono allargate, immettendo grandi quantitativi di acqua sotto pressione, e mantenute aperte con sabbia, ghiaia e granuli di ceramica. Senza entrare nei dettagli, è facile rendersi conto di quanto possa essere invasiva, pericolosa e devastante questa tecnica non convenzionale utilizzata soprattutto per estrarre il metano, gas non facilmente estraibile con le tecniche tradizionali a trivellazione verticale. Con il fracking, i fluidi e le miscele chimiche vengono direzionate orizzontalmente e pompate ad una pressione tale da innescare micro-sismi che frantumano la roccia. Ma quali sono i rischi per l’uomo e per l’ambiente connessi a questa tecnica? Innanzi tutto la contaminazione delle falde acquifere, dell’aria e del terreno causata dal mix di agenti chimici e liquidi inquinanti utilizzati per spaccare, impermeabilizzare e tenere aperte le rocce. Proprio per raccontare i rischi delle problematiche causate dal fracking nello splendido Afan nel sud del Galles, corso d’acqua della foresta omonima e situato nei pressi del villaggio di Pontrhydyfen, è nato “A River”, documentario che indaga sui rischi dovuti alle perforazioni per l’estrazione di gas di scisto. «Da un passato precario a un futuro dubbioso. A River esplora il passato inquinato di un fiume, il suo miracoloso recupero e il suo futuro incerto», così presenta dunque il suo documentario il regista esordiente Anthony Tombling Jr., raccontando la storia di come il fiume, recuperato dall’inquinamento provocato da anni di estrazione mineraria industriale, si sia trasformato nel tempo in un rifugio per escursionisti, ciclisti e pescatori e si concentra sulla battaglia contro un nuovo progetto per la costruzione di un pozzo esplorativo da fracking nella zona.

 

Sostegno vip

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Grazie al documentario, la cui colonna sonora dei Massive Attack dà ulteriore visibilità, quel fiume è diventato un esempio della possibilità di salvare l’ambiente da un secolo di interventi delle società minerarie, ma soprattutto dal rischio di una nuova minaccia, quella delle industrie di estrazione di gas e petrolio che stanno concentrandosi nella zona. Una zona nella quale il regista ha scelto di vivere un intero anno – stando a quanto dichiarato al quotidiano nazionale The Guardian – per conoscere a fondo i corsi d’acqua del Cymer, Pontrhydyfen, Cwmafan e Port Talbot, che definisce “fiumi oggi così ricchi di vita”, sottolineando il loro essere “sopravvissuti a tanti anni di inquinamento” e l’obbligo morale a “proteggerli per le generazioni future”. L’attore britannico Michael Sheen e i due componenti dei Massive Attack, Robert Del Naja e Euan Dickinson, hanno dato un grande sostegno al film: sostenitori importanti, che hanno attirato l’attenzione su questo tentativo di indagare sulle perforazioni per l’estrazione di gas di scisto nel sud del Galles e di denunciarne i conseguenti rischi di inquinamento causato dalle perforazioni per l’estrazione di gas nel vicino villaggio di Pontrhydyfen. Sheen, che è originario del vicino villaggio di Baglan, a sud-ovest del Galles, si rallegra che questa iniziativa abbia sollevato «grandi preoccupazioni per le tecniche da fracking, per l’ambiente e per la voce di tante persone che devono essere rappresentate: questo lavoro – spiega – è per il mio paese, per la sua storia e, soprattutto, il suo futuro». Ecco dove guardare il trailer: https://vimeo.com/147788649
Contro il fracking gare di torte e passerelle

Come già detto il Regno Unito non è nuovo alle battaglie contro il fracking. Una gara di torte fracking-free su un terreno destinato all’estrazione del gas, ad esempio, è stato il modo originale in cui la star del cinema Emma Thompson e sua sorella Sophie, famosa alla TV inglese per aver vinto “Celebrity Masterchef”, un contest di cucina, insieme a Greenpeace UK hanno protestato contro il fracking: «Quale modo migliore per farlo, qui in Gran Bretagna, se non organizzando un bake off?» ha detto l’attrice, facendo riferimento all’usanza popolarissima nel Paese di sfidarsi facendo gare di torte.22542e6d-fd0f-4bd6-a021-bd2728859051 «Abbiamo usato fruste, cucchiai di legno (e un po’ di humor!) per mostrare i pericoli del fracking». Le Thompson hanno prestato i loro volti e il loro tempo per promuovere la campagna anti fracking in Gran Bretagna firmando una petizione rivolta al primo ministro David Cameron e al suo governo, entrambe sostenute dall’organizzazione ambientalista Greenpeace UK. Anche Vivienne Westwood, nota stilista da sempre impegnata nelle campagne di tutela dell’ambiente come Save The Arctic e molte altre, ha mostrato la sua estrema sensibilità verso queste problematiche. Una delle battaglie più importanti che la stilista ha intrapreso da tempo è “Politicians are criminals”: una campagna contro i governi che appoggiano il fracking. Con lo spirito ribelle che la contraddistingue, dopo aver appreso la notizia che David Cameron avrebbe concesso ventisette nuove licenze per l’impiego di questa pratica nel nord dell’Inghilterra, la designer si è subito mobilitata guidando una manifestazione a bordo di un carro armato diretto alla Witney Constituency Home, sede del Primo ministro inglese. La protesta contro i politici poco attenti ai cambiamenti climatici era stata anche il tema dominante durante la presentazione della sua collezione, Vivienne Westwood Red Label SS16, alla settimana della moda di Londra. La stilista aveva trasformato la passerella in un corteo di manifestanti che sfilavano con i volti sporchi d’olio, in simbolo del grave pericolo che l’uomo sta correndo a causa dell’impiego della fratturazione idraulica.