Ambientalisti di tutto il mondo i n campo per salvare Bialowieza. Martedì 12 aprile attivisti di Greenpeace hanno appeso un enorme manifesto sulla facciata del Ministero dell’Ambiente polacco per protestare contro il piano di disboscamento a fini commerciali della più grande foresta primordiale europea, la foresta di Bialowieza, appunto

 

Un ambiente unico e irrinunciabile per biodiversità e ricchezza

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La foresta di Bialowieza si estende su un territorio di circa 870 ettari a cavallo tra la Polonia e la Bielorussia. Si tratta dell’ultima traccia di foresta primordiale del Nord Europa che ci mostra da quali piante era ricoperto il nostro pianeta subito dopo l’ultima glaciazione. 03ea799d-1b84-4c36-8b9b-9acecc8037f0Da allora la foresta non è mai stata tagliata ed è rimasta intatta, con la sua incredibile ricchezza di fauna e di flora. Come spiega il sito I love Bialowieza Forest, che sta promuovendo una campagna per contrastarne il disboscamento, la foresta, dalla eccezionale biodiversità, è la casa di più di 5.500 specie di piante e 11.564 specie di animali, inclusa la più grande popolazione in libertà del Bisonte Europeo, circa 900 individui, che sono pari al 25% della popolazione mondiale di bisonti. Tanti sono gli animali che vivono in questo habitat fatto di alberi secolari e di numerosi tronchi ormai morti, dai grandi carnivori come il lupo e la lince, l’alce e il cervo, alle rare specie di uccelli come il picchio e il gufo. Vi si trovano inoltre insetti e invertebrati (circa 12mila specie), alcuni dei quali sono scomparsi dal resto d’Europa ormai da secoli. Le specie di mammiferi presenti sono ben 59, quelle di uccelli 250, 13 di anfibi e 7 di rettili. Addirittura alcune nuove specie sono state scoperte e descritte qui. Secondo l’Unesco, che ha dichiarato la foresta di Bialowieza Patrimonio mondiale dell’umanità nel 1979, è un’area insostituibile per la conservazione della biodiversità, dovuta in particolare alle sue importanti dimensioni e al fatto che grandi parti di essa siano rimaste praticamente intatte.

 

Patrimonio dell’Unesco ma non basta: la foresta può essere disboscata

Nel 2012 il Ministero dell’Ambiente polacco aveva approvato un Piano di Gestione Forestale per i tre distretti in cui è suddivisa la parte della foresta presente in Polonia. Ciò era stato fatto per recepire le raccomandazioni provenienti dalla Commissione Europea emanando apposite prescrizioni per proteggere l’integrità del sito, parte della rete Natura 2000. Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. Il piano approvato prevedeva la limitazione dell’estrazione di legname alla quantità di 48.500 metri cubi l’anno, in media, per i prossimi dieci anni, e la protezione degli alberi vecchi più di cento anni. 9d1297e9-11e7-4f34-80a0-7ca0667d5bd8Questo piano era stato riconosciuto come un giusto compromesso per mettere d’accordo le necessità delle locali imprese di legname con la salvaguardia della foresta. A marzo, però, un nuovo piano è stato approvato, piano che secondo scienziati ed ecologisti rischia di distruggere l’unicità della foresta. Con l’obiettivo ufficiale di sconfiggere una invasione di bostrico dell’abete rosso, è stata aumentata la quantità di legname che può essere annualmente tagliata dai boscaioli a 180mila metri cubi. Il ministro dell’Ambiente polacco, Jan Szyszko, ha infatti dichiarato che il disboscamento viene effettuato principalmente per “frenare il degrado della foresta e proteggere le specie che la abitano”, sottolineando come non verrà toccata la parte di foresta più antica, quella diventata Parco Nazionale nel 1932 e protetta dall’Unesco. In realtà, però, tale parte è solo il 16% dell’intera foresta, che quindi potrà essere toccata dal piano di disboscamento previsto.

 

Un rischio mortale: il bostrico dell’abete rosso… o l’uomo?

Come detto, la scusa ufficiale per dare il via all’aumento di piante tagliate ogni anno, a fini commerciali, è quella di debellare la piaga di un insetto che può nuocere gravemente agli alberi secolari, e cioè il bostrico dell’abete rosso. Tale insetto, detto anche bostrico tipografo, è un coleottero che scava complessi sistemi di gallerie sotto la corteccia degli alberi, impedendo il flusso della linfa. Se normalmente il bostrico è un insetto molto utile, in quanto generalmente attacca alberi vecchi o caduti, dando il via al processo che, sull’arco di una cinquantina d’anni, trasforma il legno in nuovo humus per la foresta, in questo caso invece la sua presenza si rivela estremamente dannosa: per gli alberi ancora in piedi, perché l’azione del bostrico apre la strada agli attacchi di altri artropodi e funghi, che si spingono all’interno del fusto; per gli alberi già caduti, perché il bostrico va a deteriorare il legname rendendolo bluastro (azzurramento dovuto alla diffusione di un fungo simbionte del bostrico, che si insedia all’interno delle gallerie ricavate dall’insetto, penetrando nel legno). Quindi, anche a fini commerciali, la presenza del bostrico dell’abete rosso diventa un problema, rendendo il legno meno appetibile e quindi vendibile a prezzi inferiori. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di agronomia animali alimenti risorse naturali e ambiente – Dafnae dell’università di Padova ha rivelato il collegamento tra cambiamento climatico e aumento di insetti nocivi. Il giornale scientifico statunitense “Climatic Change” ha pubblicato una ricerca italiana (“Climate affects severity and altitudinal distribution of outbreaks in an eruptive bark beetle”) nella quale “si ritiene che il riscaldamento della temperatura e la maggiore frequenza di anomalie climatiche inneschino focolai di bostrico con potenziali gravi conseguenze sugli ecosistemi forestali”.

 

La soluzione della Polonia non piace a scienziati e ambientalisti

La decisione presa dal Ministero dell’Ambiente non accontenta però non solo buona parte delle associazioni ambientaliste, a partire da Wwf e Greenpeace, ma è osteggiata anche da molti scienziati e dalle organizzazioni e imprese che nella foresta e per la foresta lavorano, che si stanno battendo per evitare un disboscamento irreversibile e la distruzione dell’ecosistema. Rafał Kowalczyk, direttore del “Mammal Research Institute” di Bialowieza, sostiene che “se permettiamo che Bialowieza diventi una foresta gestita dalle imprese di legname, il suo valore e la sua biodiversità andranno persi. Ci vorranno centinaia di anni per invertire questo tipo di distruzione”. Sempre secondo Kowalczyk, le piante di abete stanno in realtà soffrendo più per l’aumento di aridità del suolo e i cambiamenti climatici che per l’azione di questo insetto. La distruzione delle piante da parte del bostrico è in realtà un processo naturale capace di creare anzi una foresta ancor più resiliente e rigenerata. Anche secondo gli scienziati locali il problema bostrico dell’abete rosso è in realtà un alibi per aumentare l’area della foresta assegnata al commercio di legname. Soltanto il 57% del raccolto, infatti, proviene da piante attaccate dal bostrico, il cui legname, tra l’altro, come abbiamo visto, è poco appetibile commercialmente. L’obiettivo dei boscaioli è quello di mettere le mani sugli alberi secolari. 28cddb90-da18-4fde-b6bc-e03f7d96dc47Già ad oggi, purtroppo, uno dei tre distretti della foresta ha raggiunto una quantità di alberi abbattuti che sarebbe dovuta essere raggiunta solo nel 2021. A questi ritmi molti si chiedono a quali irreparabili danni ecologici andrà incontro la foresta di Bialowieza se non ne sarà aumentata la salvaguardia. Per questo, istituzioni polacche importanti, come il Consiglio di Stato per la Conservazione della Natura (State Council for Nature Conservation), il Comitato per la Conservazione della Natura dell’Accademia polacca delle Scienze, e i dipartimenti di Biologia e di Scienze Naturali delle Università di Varsavia, Cracovia, Wroclaw e Katowice si sono apertamente schierate contro il nuovo piano promosso dal Ministero dell’Ambiente, chiedendone la cancellazione e sottolineandone la pericolosità e l’inutilità.