È arrivato il tempo della Green Generation? Yuri Kazepov, professore di politiche sociali a Urbino, ha dichiarato in diverse occasioni che i ragazzi del terzo millennio sono più flessibili, più dinamici, più aperti a diversità e cambiamenti. La diversificazione della specializzazione del tessuto economico diventa così un fattore cruciale per attrarre e produrre nuovi mestieri e nuove professionalità, in piena coerenza con l’articolazione delle funzioni che interessa tutti i settori economici. Dagli ultimi dati, abbiamo finalmente cominciato a vedere come il settore della green economy, quello che sta trasformando il modello di sviluppo del nostro paese, stia cominciando a produrre occupazione. I dati raccolti dalla fondazione Symbola e da Unioncamere danno l’impressione di un vero boom dell’economia verde in Italia. Le nuove imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie green già nei primi mesi di vita o prevedono di farlo nei prossimi mesi sono quasi il 40% del totale di tutte le nuove imprese nate. Più di una nuova impresa su tre lavora con l’energia alternativa, il risparmio energetico, lo smaltimento intelligente dei rifiuti. 58e1b91d-0a64-479c-b924-21737a4af65eLe imprese create dai giovani lavorano per il profitto, ma anche per preservare l’ambiente italiano e arrestarne il degrado. Oggi abbiamo finalmente numeri che parlano di successo, di giovani che puntano su ricerca e innovazione nel campo ambientale, che si stanno creando, in tempi di crisi, un futuro professionale stimolante e contribuiscono a creare un diverso modello di sviluppo. Le tabelle di Symbola ci mostrano una realtà che credevamo fosse soltanto un progetto o un sogno: l’Italia che, attraverso i suoi giovani, si dà una prospettiva di crescita basata su paradigmi diversi. «Oltre alla ricchezza – racconta Symbola – l’economia verde è sempre più apprezzata dai consumatori italiani, visto che la maggioranza di essi è disposto a spendere di più per prodotti e servizi eco-sostenibili, produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono più di 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra di tutto rispetto destinata a salire ancora». Dalla lettura attenta del rapporto, si delinea dunque l’esistenza di una Green Generation, una generazione che fa dell’ambiente e dell’innovazione un centro gravitazionale della propria esperienza professionale. Per questi ragazzi l’ambiente non è più un lusso: è una necessità, un valore aggiunto per crescere ed essere competitivi nel mercato globale e per creare nuove prospettive di lavoro.

 

Green Generation, il film

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È scesa dunque in campo una nuova generazione, decisa a fronteggiare le emergenze climatiche e ambientali, una Green Generation attenta alla salvaguardia dell’ambiente anche attraverso la modifica dei propri comportamenti, informata, consapevole della dimensione globale dei problemi e in grado di utilizzare tutte le risorse che la tecnologia ci mette a disposizione. La scelta del nome non è casuale, ma fa riferimento al film di Sergio Malatesta, Green Generation, appunto, 52 minuti dedicati a illustrare cause, effetti e possibili soluzioni del “global warming” o riscaldamento globale: fra belle immagini, passione giovanile di esponenti di Greenpeace, dichiarazioni del “guru” Jeremy Rifkin che indica come l’affermarsi della green economy potrebbe far ripartire l’economia, interviste a scienziati e a esponenti del mondo della cultura, interventi e proposte di soluzioni concrete, il documentario riesce a indagare con efficacia su come la green economy non ha ancora effetti visibili ma comportamenti ecocompatibili sono possibili e necessari, alla portata di tutti e senza fare sacrifici. Ma il film non manca di dare testimonianza alle soluzioni praticabili e documenta come sia già possibile ricavare energia pulita dalla terra, dal vento, dall’acqua e dal sole. Esistono inoltre situazioni virtuose dove le normali attività umane causano solo limitate emissioni di gas serra: il “Bosco Verticale”, a esempio, una coppia di torri progettata dall’architetto Stefano Boeri che si slancia verso il cielo di Milano. Inoltre, all’interno di alcune fabbriche si lavora senza che le produzione causi emissioni di Co2. Sono anche già in circolazione automobili alimentate dall’idrogeno; in Norvegia è percorribile un’autostrada dove queste auto possono rifornirsi.68ae9fdc-9352-4540-8b34-11f2bd5ce0bc
Sarebbe dunque possibile vivere, spostarsi, lavorare e produrre in un modo non molto differente da come facciamo oggi, limitando però l’inquinamento e le emissioni che stanno provocando il disastroso aumento della temperatura su tutto il pianeta. Inoltre, afferma Rifkin, la Green Economy potrebbe far ripartire l’economia. Così il futuro dei nostri figli è legato alla nascita della Green Generation: una nuova generazione di persone che vogliano sul serio risparmiare all’atmosfera inutili e dannose emissioni di gas serra. Green Generation ci invita dunque a capire come assicurare un futuro sostenibile al nostro pianeta: il problema è complicato, le soluzioni diverse, ma un altro modo di produrre è davvero possibile, con l’impegno di tutti e la ricerca scientifica.

 

Investire sui giovani

I dati ci raccontano dunque che sta succedendo realmente: c’è già una nuova generazione di italiani che smentisce la retorica del declino ineluttabile e della caduta di competitività dell’Italia e che dimostra come un nuovo modello di sviluppo sia già una realtà concreta e produttiva. Sarebbe auspicabile che politica e istituzioni si impegnassero per dare maggiore centralità ai temi ambientali nell’azione del governo, incentivare queste nuova imprenditoria che a partire dall’ambiente fa innovazione e crea occupazione. Perché oggi investire nell’ambiente vuol dire anche dare un’opportunità ai nostri giovani, che con la loro concretezza stanno cambiando la geografia economica del nostro paese. Un nuovo made in Italy firmato green. «Serve un programma collegiale e unitario del governo – scrive Greenpeace – che individui azioni innovative per garantire il benessere degli italiani e lo sviluppo del Paese dando valore alla ricchezza del suo capitale naturale e superando il deficit ecologico che sta diventando un handicap per il rilancio dell’economia». In Italia la riflessione sulla questione giovanile è scandita dalle tristi statistiche su disoccupazione o precarietà o su quei 2 milioni e 200mila sospesi nel limbo del non studio e del non lavoro. I giovani sono pochi, quasi una specie protetta, e soprattutto contano poco. Descritti più come un’assenza che una presenza attiva di cui tenere conto. Vale la pena provare ad andare oltre gli usuali indicatori per scomporre e ricomporre i dati del dramma giovanile. Magari si potrebbe partire proprio dall’investire ulteriormente sulla nuova Green Generation, ad esempio, per restituire ai nostri figli un mondo migliore.