Biomimetica, quando natura e tecnologia si fondono

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L’ultima frontiera della ecosostenibilità è la biomemitetica, ovvero quando la tecnologia decide di prendere spunto e adattarsi il più possibile alla natura. “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”: è un bellissimo concetto, sostenuto, a ragione, da Albert Einstein. Oggi, sempre più, il valore di questo criterio è universalmente riconosciuto nell’architettura e nel design, grazie proprio alla biomimetica: un metodo di studio, una materia scientifica che cerca di raggiungere delle soluzioni sostenibili per le continue sfide di innovazione e sviluppo, emulando modelli, forme e strategie del mondo naturale. Esiste dunque la possibilità che le città del futuro diventino luoghi in cui natura e tecnologia possano fondersi e coesistere?4a259a57-9893-4aca-bcf2-91fc8e4a6942

Si tratta di un idea semplice, ma fantasiosa, legare l’innovazione con l’immaginazione, un modo di pensare e operare alternativo ed efficace, di cui grande sostenitore è il designer olandese Daan Roosegaarde, già noto per la pista Ciclabile Van Gogh di Eindhoven, di cui avevamo già parlato (http://biopianeta.it/2016/03/28/treno-eolico-dal-2018-in-olanda-sara-realta/). Il concetto è davvero semplice: la natura nel corso dei millenni ha sviluppato forme e sistemi che vale la pena di osservare, comprendere ed emulare. Da sempre l’uomo ha tentato di capire e imitare i processi naturali, ma oggi le maggiori conoscenze scientifiche e tecnologiche offrono spunti progettuali capaci di soddisfare sia i requisiti di funzionalità ed efficienza, sia i principi di sostenibilità ambientale. È quindi chiaro che la biomimetica può offrire notevoli vantaggi in termini di efficienza, ma anche in termini di sostenibilità, perché imitare la natura significa agire in accordo e non in contrasto con essa. Secondo Roosegaarde sentiamo sempre più la necessità di vivere in ambienti visivi e tattili, con il fine di creare nuove forme di dialogo e di interazione tra noi stessi e con gli ambienti urbani, i quali dovrebbero avere dimensioni più umane e naturali. Il suo non è un ritorno al passato, rinnegando i progressi fatti fino ad oggi, ma un invito a credere in una tecnologia nuova, pulita e ispirata alle meraviglie della natura. Le città saranno le innovazioni del futuro e daranno adito a una creatività nuova, creando nuovi paesaggi urbani.

 

Riprogettare le città secondo la biomimetica

L’architetto belga Luc Shuiten da più di trent’anni sta disegnando città fatte di piante, le Vegetal City, immaginandole come salotti verdi in cui uomo e natura si armonizzano e si fondono per dare vita a panorami dalla bellezza selvaggia. L’ecoboulevard nel quartiere di Vallecas, a Madrid, rappresenta un ottimo esempio di come agire a livello urbano attraverso sistemi naturali per migliorare le condizioni di vita dell’intero sistema: attraverso la costruzione di tre piccoli complessi, sfruttando il principio della evapo-traspirazione, la temperatura esterna nelle zone limitrofe può diminuire sino a 10 gradi centigradi. 72d1b23e-cbc0-4874-a5f3-8c759621118aIl Centro Acquatico Nazionale di Pechino, conosciuto anche come Water Cube, è stato realizzato studiando i sistemi spaziali che si creano nelle bolle di sapone. Anche in questo caso il riferimento non è solamente formale, ma è piuttosto uno studio matematico di possibilità di divisioni dello spazio reiterate all’infinito. Il materiale di finitura esterno è l’Etfe, una plastica trasparente traspirante, più economica e più facile da montare del vetro, e anche più isolante. Anche il principio che anima l’opera del designer olandese Daan Roosegaarde è basato sulla volontà di unire indissolubilmente il mondo della tecnologia con quello della natura, sviluppando paesaggi innovativi, che si concretizzano con l’obiettivo di integrare nel mondo reale la tecnologia, riuscendo a gestire e unire perfettamente la creatività con la tecnologia e viceversa.

 

Alberi bioluminescenti per illuminare le città

Un altro perfetto esempio di applicazione della biomimetica è la collaborazione avvenuta fra il designer, la State University di New York e il centro di ricerca Bioglow Tech, che ha portato alla creazione della prima piantina bioluminescente, modificata geneticamente, introducendo DNA di batteri elettroluminescenti all’interno del genoma di una pianta comune. L’effetto è sbalorditivo, lo stelo e le foglie della piccola pianta emettono una leggera e flebile luce molto simile alla luminescenza delle lucciole. Lo studio ha come ulteriore obiettivo l’intenzione di mettere in atto una vera e propria rivoluzione nel campo del lighting design. 1Parallelamente a questo progetto, infatti, Roosegaarde sta portando avanti lo studio “Glowing Nature Paint”, una tecnica non invasiva che utilizza una vernice biologica, che spalmata sull’intera corteccia dell’albero e sulle foglie, li rende luminescenti. La vernice, durante le ore diurne, si ricarica per poi emettere una luce bioluminescente nell’arco delle otto ore notturne. L’obiettivo di questa ricerca, è quello di creare un materiale biologico, innocuo per l’albero, ma che lo renda allo stesso tempo luminoso. L’idea di partenza, è ovviamente sempre l’ispirazione alla biomimetica che in questo caso è rivolta a quei funghi che naturalmente, durante la notte, emettono autonomamente luce bioluminescente.

Ad onor del vero, nonostante le premesse bisogna riconoscere che la tecnologia derivata dalla biomimetica non ha, per il momento, riscosso il successo dovuto sul piano industriale e commerciale. Questo perché, spesso, a fronte di una riconosciuta maggiore efficienza dei prodotti, prevale presso i consumatori una sorta di inerzia nei comportamenti e di permanenza delle tradizioni. Ad esempio, il sistema di pitturazione autopulente delle superfici, costa circa 10-15 volte in più rispetto a un sistema tradizionale. Quindi, anche se comunque la spesa si ammortizza in pochi anni, prevale ancora la diffidenza degli utilizzatori, che preferiscono un sistema consolidato e, almeno nell’immediato, più economico. Dobbiamo far si, però, che queste ispirazioni diventano realtà, nella prospettiva di un futuro, non molto lontano, di una città in cui la vita si svolge in completa autonomia, senza sprechi, dove le energie sono rinnovabili, calibrate, monitorate e dove al posto di secolari lampioni si innalzano alberi, che con la loro luminescenza, illuminano i percorsi urbani, in una visione incredibilmente affascinante. L’emulazione consapevole della natura deve diventare una strategia di sopravvivenza per la razza umana, un percorso per un futuro sostenibile. Quanto più le nostre funzioni sociali emuleranno quelle del mondo naturale, tanto più sarà probabile sopravvivere alle avversità future.