Si scrive decoupling, si legge speranza. Non era mai successo finora, nella storia recente dell’umanità, che ci fosse un “disallineamento” tra la crescita economica e l’aumento del riscaldamento globale (il famoso global warming) e quindi di un appesantimento dell’inquinamento atmosferico. Per avere più benessere, infatti, fino a questo momento era stato indispensabile aumentare le emissioni di anidride carbonica. In realtà, un calo delle emissioni si era già registrato nel 1982, 1992 e 2009, ma si era solo trattato di una conseguenza della recessione mondiale.

Si legge sull’Enciclopedia Treccani, alla voce “Decoupling e sostenibilità ambientale”: “Si ha sviluppo (o crescita) sostenibile quando le generazioni presenti, nel soddisfare i propri bisogni, non impediscono a quelle future di soddisfare i loro (…). Il termine sostenibilità è divenuto pervasivo, lo si usa come slogan parlando di città sostenibile, di politica energetica o dei trasporti sostenibile, di gestione sostenibile dell’acqua, dei rifiuti ecc., mentre esso ha, per l’economia, contorni piuttosto chiari ed è suscettibile di misurazione. Un primo significativo test di sostenibilità si può ottenere dal raffronto della dinamica di crescita del Pil con quella di un dato elemento di pressione ambientale esercitata dall’attività umana di produzione e/o di consumo, quale può essere l’emissione di gas a effetto serra o la produzione di rifiuti solidi”.

 

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Due anni senza aumenti di emissioni: economia su, inquinamento giù

Forse, dunque, salvare il benessere delle generazioni future diventa possibile, a dispetto dei peggiori pronostici, dal momento che in materia di riscaldamento globale negli ultimi anni sono stati compiuti importanti passi in avanti: non una vera e propria inversione di tendenza, ma è pur sempre il risultato migliore da una quarantina d’anni a questa parte. Infatti, stando alle autorevoli constatazioni della Iea, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, pare che nel 2015, secondo anno consecutivo in cui ciò accade, le emissioni di CO2 e gas che causano l’effetto serra siano rimaste stabili nonostante sia stata registrata una crescita economica a livello globale.decoupling

In particolare, parlando un po’ di cifre, dai dati di studio della Iea è emerso che il merito della battuta d’arresto delle emissioni di gas e anidride carbonica va riconosciuto soprattutto all’elettricità generata dalle fonti rinnovabili, che rappresentano circa il 90% della nuova generazione di energia elettrica del 2015; va inoltre sottolineato come nel 2015 le emissioni di CO2 sono state pari a 32,1 miliardi di tonnellate, mediamente stabili rispetto a quelle rilasciate nell’atmosfera nel 2013, malgrado il fatto che il Prodotto Interno Lordo del pianeta sia cresciuto del 3,1% nel 2015, e del 3,4% nel 2014. Significa molto, tutto questo, stiamo cominciando davvero a salvare la Terra dal riscaldamento globale, ma la domanda è: lo stiamo facendo sufficientemente in fretta?

 

Sul riscaldamento globale la direzione è giusta, ma il passo è lento

Questa situazione è indicativa del fatto che il sistema economico si sta muovendo nella giusta direzione per evitare il temuto disastro climatico. “Il legame tra crescita economica e crescita delle emissioni si sta indebolendo”: queste infatti le dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che rivela come l’economia mondiale può crescere anche senza aumentare il livello di emissioni di gas serra. Il cambiamento di rotta, però, seppur positivo, è troppo lento, e non ci consentirà, a meno di aumentare la rapidità del cambiamento e la forza del decoupling, di evitare che il riscaldamento globale aumenti la temperatura atmosferica di due gradi centigradi o anche più, ossia la soglia che, stando agli scienziati, porterebbe a cambiamenti meteorologici gravi, se non addirittura catastrofici.Emissioni-CO2-950x633

Cosa si può fare per migliorare ulteriormente lo stato delle cose? Innanzitutto partiamo da come sia stato possibile invertire la rotta. La Iea attribuisce questo decoupling principalmente ai cambiamenti dei consumi energetici che si stanno accentuando in Cina e nei Paesi Ocse (i più industrializzati, tra cui quelli Ue). La Cina, lo scorso anno, ha bruciato un po’ meno carbone e generato sempre più elettricità con le fonti rinnovabili, come idroelettrico, eolico e solare. I due più grandi paesi responsabili delle emissioni di CO2, inoltre, la Cina appunto e gli Stati Uniti, hanno registrato un calo delle emissioni e un sensibile spostamento a favore dell’elettricità da fonti pulite, una regressione che ha superato l’aumento delle emissioni registrato nei paesi emergenti in Asia, in Medio Oriente e in Europa. Secondo alcuni esponenti di Greenpeace, con il risultato raggiunto nel 2015, la Cina è già in grado oggi di superare le ipotesi di tagli delle emissioni; Pechino, d’altronde, è sempre un ago della bilancia, sia nel bene che nel male. Insieme con l’India sarà decisiva per l’evoluzione (o l’involuzione) delle tecnologie pulite su scala internazionale. Anche i Paesi Ocse stanno riuscendo a far viaggiare Pil ed emissioni su binari separati, grazie alle misure di efficienza nei vari settori (industria, trasporti, residenziale) e alla maggiore potenza installata negli impianti rinnovabili

 

La speranza è riposta nelle energie rinnovabili

Questa notizia mi fa sperare ancora di più che l’umanità sarà in grado di lavorare insieme per combattere il cambiamento climatico, la principale minaccia che incombe su di noi oggi”, ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia. “A pochi mesi dallo storico accordo della COP 21 di Parigi, questo è un grande stimolo nella lotta globale al cambiamento climatico”. Questo risultato, sottolinea ancora l’Agenzia, è stato raggiunto soprattutto grazie alla sempre maggiore diffusione delle energie rinnovabili. Maria van der Hoeven, ex numero uno della Iea, ritiene che i nuovi dati sulla frenata del riscaldamento globale siano sicuramente incoraggianti, ma non devono assolutamente essere presi come una scusa per posticipare azioni molto più severe e importanti contro il surriscaldamento terrestre. Il problema è che tutti gli sforzi intrapresi finora sono troppo esigui di fronte all’enormità dell’obiettivo, che è contenere l’aumento medio delle temperature nei due gradi centigradi. Il carbon budget – il credito di CO2 iniettabile nell’atmosfera prima di quella soglia – si sta esaurendo rapidamente. Quindi ci vuole ben altro che uno stallo delle emissioni…