La notizia è stata data dal ministro delle Finanze, Lou Jiwei, in persona durante il suo intervento a una conferenza sull’industria automobilistica che si è tenuta nelle scorse settimane a Pechino: il governo cinese è intenzionato a eliminare gradualmente tutti gli incentivi a favore della commercializzazione di auto ecologiche (elettriche e ibride) nel corso dei prossimi anni, fino a cancellarli del tutto nel 2021. Si tratta in effetti di un piano quinquennale che prevede una diminuzione del 20% degli incentivi per gli anni 2017 e 2018, che diventerà del 40% nel corso del 2019 e 2020. A partire dal 2021, come detto, le agevolazioni spariranno definitivamente.

Cina primo mercato mondiale per le auto elettriche

Si tratta di una vera e propria doccia fredda per tutte quelle decine di milioni di cinesi che vivono nelle grandi e inquinatissime città della Cina, da Shangai a Guangzhou, da Shenzhen fino a Pechino. La presenza di polveri sottili in queste megalopoli ha raggiunto negli ultimi anni il massimo livello di allarme e le auto ecologiche sembravano poter essere una parte considerevole della soluzione, sicuramente un sistema per far migliorare la qualità dell’aria.vice-news-quick-hit-beijing-on-high-alert-over-toxic-smog-1449527193 I cinesi, peraltro, avevano capito e avevano cominciato a comprare massicciamente auto ibride e anche auto elettriche tout court. In particolare nel corso del 2015 il mercato dei veicoli a batteria nella Terra del Dragone ha avuto un clamoroso boom, scavalcando per vendite quello degli Stati Uniti e diventando così il primo del mondo in questo segmento. Nel dettaglio, le immatricolazioni di auto elettriche in Cina nel corso dello scorso anno sono addirittura quadruplicate, raggiungendo quota 331mila (di cui quasi un quinto a marca Byd, il primo produttore mondiale di veicoli a batteria). Inutile dire che questa esplosione del mercato elettrico trova le sue ragioni soprattutto nei generosi incentivi che il governo ha concesso e sta ancora oggi concedendo: un consumatore cinese può arrivare ad avere degli sconti pari al 35% del prezzo di listino sulle auto “eco”. Dal 2012 non sarà più così e questo nonostante il fatto che le norme in materia di emissioni che lo stesso governo cinese ha in programma di varare nei prossimi anni saranno sempre più rigorose. Un controsenso, dunque, che fa nascere il fondato dubbio che anche la Repubblica popolare, dopo anni di crescita monstre al 30%, abbia oggi bisogno di far cassa.

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Honda costruirà le sue auto ecologiche a Guangzhou

La prospettiva della fine degli incentivi per le auto ecologiche ha sicuramente contrariato i consumatori cinesi, ma non le grandi case che sulla terra del Dragone continuano a puntare forte. Un fulgido esempio di ottimismo in questo senso è la giapponese Honda, che, nei suoi stabilimenti di Guangzhou, nella provincia meridionale del Guangdong, nel corso del 2016 darà l’avvio alla produzione di ben tre auto con motori ibridi (benzina+batterie elettriche): si comincerà con la produzione del crossover Acura, cui seguirà quella della nuova Accord, l’ammiraglia della casa nipponica, per finire con un’altra grande berlina dedicata esclusivamente al mercato cinese, la Spirior. downloadCome ha confermato nei giorni scorsi alla Reuters il portavoce della Honda Motors in Cina, Ben Nakamaura, la speranza della casa giapponese è quella di poter vendere a prezzi altamente concorrenziali le proprie auto ecologiche grazie ai costi di produzione che in tutta la Cina – e in particolare nel Guandong – sono particolarmente vantaggiosi. In effetti al momento sono quattro i modelli ibridi che la Honda importa dalle fabbriche giapponesi nella Repubblica popolare: oltre ai tre già citati, per le strade cinesi si può veder correre anche la piccola utilitaria ibrida Fit. In questo modo però la Honda è costretta a caricare sul prezzo di listino anche il costo (non altissimo ma comunque significativo) dei dazi di importazione. Invece, come ha spiegato Nakamura “producendo i modelli ibridi già in territorio cinese, saremo in grado di abbassare i prezzi e dunque abbiamo la fondata speranza di vendere ancora di più anche rispetto al boom dell’anno appena trascorso”.

Byd vede un futuro tutto green

Non c’è solo la Honda Motors a puntare forte sulla Terra del Dragone. Chi come la cinese Byd, primo produttore mondiale di veicoli elettrici, gioca in casa, si approccia al mercato interno con un ottimismo ancora più spinto rispetto alla concorrente giapponese. Sulle ali del successo di vendite ottenuto nel 2015, il board della casa cinese ha deciso di sbilanciarsi e scommette sul fatto che entro il 2030 quasi il cento per cento dei veicoli in circolazione nella Repubblica popolare saranno o completamente elettrici o ibridi, 03-16-15-3-BYDe questo dovrebbe succedere, secondo i calcoli degli esperti Byd, perché il governo di Pechino sarà costretto nei prossimi anni a prendere soluzioni sempre più drastiche per combattere l’inquinamento. In realtà i precedenti (come quelli dei primi anni Duemila negli Stati Uniti e in Germania) non vanno esattamente in questa direzione perché, al di là delle buone intenzioni, i prezzi di listino non sono mai riusciti a scendere a livelli sufficientemente appetibili per il target medio dei consumatori. È vero però che i costi di produzione molto bassi, da un lato, e la possibilità del governo di Pechino di varare leggi molto dure e in pochissimo tempo senza preoccuparsi di eventuali opposizioni e resistenze, rendono la Cina un’occasione unica e potenzialmente ricchissima per i produttori di auto ecologiche come la Byd.

La lunga marcia di avvicinamento della Cina verso le fonti rinnovabili

Il punto però è che, quandanche la scommessa della Byd fosse vinta e il 100% del parco vetture della Cina fosse elettrico o ibrido, il problema dello smog nella Terra del Dragone non sarebbe comunque realmente risolto. In Cina ancora oggi l’energia elettrica che serve per alimentare le auto ecologiche (e non solo, naturalmente) viene prodotta quasi interamente attraverso vecchie e inquinantissime centrali a carbone dall’impatto ambientale devastante. traffico-cinaIn effetti la lunga transizione della Repubblica popolare verso un’economia non diciamo green ma finalmente aperta alle fonti rinnovabili ha appena cominciato a muovere i primi passi, non tanto per le sollecitazioni arrivate dal resto della Comunità internazionale ma soprattutto per i gravi problemi di salute che lo smog provoca a milioni di cittadini cinesi finendo per avere un costo sociale molto alto. Ammessa (e non concessa) la volontà politica del governo di Pechino di voler continuare a muoversi in questa direzione, la strada della Cina verso un futuro con tassi di inquinamento finalmente accettabili è comunque ancora molto lunga.