Innumerevoli studi osservazionali e studi di intervento o sperimentali hanno ampiamente documentato la relazione positiva, di tipo esponenziale, esistente tra colesterolemia e mortalità cardiovascolare: naturalmente è necessario precisare che i fattori di rischio relativi alla mortalità cardiovascolare sono molti, di cui l’ipercolesterolemia rappresenta sicuramente uno dei più importanti.

A dispetto di quanto generalmente ritenuto, non è solo il colesterolo introdotto con l’alimentazione ad aumentare la colesterolemia,bensì il consumo di alcuni acidi grassi saturi, contenuti negli alimenti, anche se non tutti i grassi saturi agiscono nello stesso modo. L’OMS, nel suo Food and Health in Europe: a new basis for action, del 2004, sintetizza i risultati degli studi sul colesterolo e l’alimentazione: i grassi saturi influiscono, anche se in maniera diversa, sul livello del colesterolo LDL.

Nel dettaglio:

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  • l’acido miristico, contenuto nel latte, è il più forte stimolatore della produzione di LDL;
  • l’acido laurico, contenuto negli oli e grassi di piante tropicali e nel latte in piccole quantità, e l’acido palmitico, contenuto nei grassi animali (carne, pesce e molluschi) e in oli e grassi di piante tropicali, e alcuni acidi transaturi, sono forti stimolatori della produzione di LDL;
  • l’acido stearico, contenuto nel grasso di manzo e nel lardo di suino, aumenta il colesterolo LDL.

Come Timio dimostrò nel suo famoso studio, esiste, inoltre, una forte correlazione tra stress e colesterolemia.

Sembra che la colesterolemia aumenti con l’aumentare dei tipici ormoni dello stress: adrenalina, noradrenalina e cortisolo. Il cortisone promuove la lipolisi (il che aumenta la trigliceridemia) e nel medesimo tempo inibisce l’elaborazione di LDL da parte del fegato (il che fa aumentare la colesterolemia e peggiora la relazione HDL/LDL).

(I dati dello studio di Timio furono ripetutamente confermati da altri autori, tra i quali il cardiologo Rosenman).

Rimedi naturali

La letteratura scientifica conferma che la Berberina, principio funzionale della pianta Berberis aristata, è una reale alternativa naturale alle statine: essa incrementa la capacità del fegato di metabolizzare il colesterolo in quanto aumenta la disponibilità dei recettori per il colesterolo nelle cellule epatiche. Gli studi scientifici hanno dimostrato che il meccanismo con cui questa sostanza Colesteroloriduce i livelli plasmatici di colesterolo differisce tuttavia da quello espletato dalle statine. Mentre questi farmaci, infatti, diminuiscono la sintesi del colesterolo endogeno, la berberina aumenta l’attività ed il numero dei recettori epatici per le LDL, facilitando così, l’allontanamento del “colesterolo cattivo” dal sangue. Dai risultati ottenuti si evince che l’associazione della berberina alle statine può comunque produrre un interessante effetto sinergico, anche per la sua capacità di inibire una proteina (PCSK9) responsabile della parziale degradazione dei recettori LDL a livello epatico (che le statine tendono invece a promuovere). La molteplicità di azioni benefiche, la capacità di operare a più livelli e l’assenza di effetti collaterali significativi, contribuiscono a rendere la berberina uno degli integratori più interessanti del momento.

Un altro rimedio molto utile è il MONASCUS PURPUREUS (riso rosso fermentato): innumerevoli studi scientifici indicano che diminuisce i livelli ematici dei lipidi. Il riso rosso fermentato è il risultato della fermentazione del comune riso da cucina (Oryza sativa), ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso. (Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione, rappresenta un componente tradizionale della fitoterapia cinese ma è molto conosciuto anche in occidente per le preziose virtù ipolipidemizzanti.)

Durante la sua attività fermentante, questo lievito produce infatti di un gruppo di sostanze, denominate monacoline, a cui è stata scientificamente attribuita una notevole attività ipocolesterolemizzante. Tra le monacoline, spicca la monacolina K, che rispecchia per la sua struttura chimica e azione, la lovastatina (una molecola appartenente alla categoria delle statine).Come le statine, anche la monacolina K del riso rosso è in grado di inibire la HMG-CoA reduttasi, che è l’enzima chiave nella biosintesi del colesterolo. Dal momento che i livelli plasmatici del colesterolo dipendono soprattutto da questa via biosintetica (e solo in misura minore dalla dieta, come abbiamo già detto), l’integrazione con la monacolina si è rivelata efficace per normalizzare i valori della colesterolemia totale, del colesterolo LDL e della trigliceridemia.

In tal senso, i risultati degli studi effettuati hanno mostrato che il riso rosso fermentato è più efficace rispetto alla somministrazione di dosi equivalenti di lovastatina: ciò è una dimostrazione che le sue proprietà rispecchiano un insieme di azioni non riconducibile alla sola monacolina K. Anche per questo, oltre alla ben documentata attività ipolipidemizzante, il riso rosso fermentato sembra ridurre il rischio cardiovascolare grazie ad azioni antiaterosclerotiche di altro tipo (effetto antinfiammatorio, vasodilatante e riduttivo sui livelli di lipoproteina A).