È stato presentato lo scorso 4 giugno 2015 all’Expo di Milano – Padiglione Regione Liguria – il primo prototipo di robot Plantoide, cioè un robot che riesce ad “imitare” il comportamento delle piante.

Il Plantoide è il frutto della ricerca sviluppatasi nell’ambito di un progetto europeo della durata di tre anni, finanziato dalla Commissione europea con un fondo di 2 milioni di euro.

Ma scopriamo la particolarità di questo robot.

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In pratica il Plantoide è un innovativo robot la cui funzionalità, ispirata al “comportamento” delle radici delle piante, può essere impiegata per il monitoraggio della composizione chimica del suolo.

Grazie a meccanismi sofisticati (simili a radici, appunto), che gli consentono di leggere la composizione del terreno, è in grado di rilevare la presenza di sostanze inquinanti nel terreno, le alterazioni chimico – fisiche provocate dall’attività umana, l’umidità e la temperatura consentendo in tal modo tutti gli interventi necessari a ripristinare il “buono stato di salute” dell’ambiente.

Alla ricerca – nata da un Consorzio tra Italia, Spagna e Svizzera – hanno lavorato l’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera (coordinatore e responsabile dello sviluppo dell’hardware, dei sensori fisici e dello studio delle “abitudini” delle radici); dalla Spagna l’Institute for Bioengineering of Catalonia (realizzazione dei sensori chimici per il monitoraggio del pH, del potassio, azoto e fosforo del terreno); l’Università di Firenze (studio della comunicazione tra apici radicali); dalla Svizzera l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (controllo del robot partendo dal comportamento delle radici).

Come spiega la coordinatrice scientifica del Consorzio, Barbara Mazzolai, il Plantoide “è nato con l’obiettivo di creare nuovi sistemi autonomi e semplici da utilizzare per riconoscere gli inquinanti nel suolo e le alterazioni chimico-fisiche indotte dall’attività antropica e intervenire ripristinando lo stato di salute dell’ambiente”.

Tale robot quindi avrà il suo principale utilizzo nel monitoraggio ambientale relativamente a coltivazioni agricole, parchi naturali protetti, boschi, ecc., ma tale tecnologia potrebbe trovare altresì una possibile applicazione addirittura nella medicina, poiché utilizzando gli stessi sistemi si potrebbero realizzare “robot endoscopici flessibili” per compiere i più sofisticati e delicati interventi chirurgici.

Anche se il progetto – iniziato il 1° maggio 2012 – è terminato lo scorso 30 aprile 2015 i lavori di ricerca proseguiranno per la messa a punto del Plantoide e per trovare, grazie al coinvolgimento delle industrie, ulteriori settori di applicazione di questa sofisticata tecnologia.